Yoga, storia di Paramahansa Yogananda, lo swami che ispirò Harrison e Jobs

L'avventura del guru che lo diffuse in Occidente. Oggi c'è grande riscoperta dei principi indiani

  • Il sentiero della felicita' - Awake: the life of Yogananda
  • Il sentiero della felicita' - Awake: the life of Yogananda
  • Il sentiero della felicita' - Awake: the life of Yogananda - Poster
  • Il sentiero della felicita' - Awake: the life of Yogananda - George con il musicista guru Ravi Shankar
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  • Il sentiero della felicita' - Awake: the life of Yogananda - Paramahansa Yogananda Encinitas
  • Il sentiero della felicita' - Awake: the life of Yogananda - George Harrison con Pandit Ravi Shankar
  • Il sentiero della felicita' - Awake: the life of Yogananda - Yogananda ritratto da Awake

"Mentre mi trovavo in India, mi diedero un libro. Mi bastò guardare la copertina per restare folgorato da quegli occhi". A parlare, forse un po' a sorpresa, è George Harrison, la storica chitarra dei Beatles, al tempo idolo delle ragazzine di mezzo mondo e colonna portante degli storici successi dei "quattro di Liverpool". Ma potrebbe essere anche Steve Jobs, il genio del Novecento che ha cambiato la vita di tutti noi. Russell Simmons, uno dei tre uomini che hanno inventato l'hip hop americano. O tutti i milioni di persone che, dal 1946 a oggi, hanno sposato la filosofia yoga. Il libro in questione è "Autobiografia di uno Yogi" e il suo autore, l'uomo dagli occhi così profondi, è Paramahansa Yogananda, lo swami indiano che negli anni '20 fece conoscere lo yoga e la meditazione al mondo occidentale. (di Daniela Giammusso) 

A raccontare la sua vita e i suoi insegnamenti oggi è "Il Sentiero della Felicità - Awake: the life of Yogananda", documentario-biografia di Paola Di Florio (candidata all'Oscar nel 1999 per "Speaking in Strings") e Lisa Leeman, al cinema in Italia dal 16 febbraio con Cineama. Ma è solo un nuovo capitolo di una più generale riscoperta dello Yoga, ormai tra le discipline più gettonate (e più declinate) per sopravvivere allo stress, e soprattutto del suo grande guru.

Il film arriva infatti in sala dopo ''Finding Happiness (Vivere la felicità)'' e "The answer", ispirati al rapporto tra Yogananda e il suo discepolo più celebre, l'americano Swami Kriyananda, e alle comunità da lui fondate con l'Ananda World Brotherood Village. Comunità non religiose ma spirituali, quasi piccoli villaggi autosufficienti, dove si vive secondo i principi dello yoga, le cui pratiche si basano su antiche scienze dell'autorealizzazione e, come negli gli insegnamenti dello Yogi, sulla ricerca interiore per liberarsi dalla sofferenza e trovare la felicità durevole.

 

Nato a Gorakhpur, in India, nel 1893 (morirà nel 1952), raccontano le autrici del documentario, "Yogananda arrivò in America nel 1920, un paese per lui sconosciuto, singolare, in cui si trovò come il classico pesce fuor d'acqua, per diffondere antichi insegnamenti che presentavano affinità con la fisica einsteiniana dell'epoca. In effetti, questi insegnamenti sulla meditazione yoga sarebbero stati considerati strumenti essenziali per superare i rischi e le sfide dell'era atomica. Pur essendo a diritto ritenuto da molti un 'genio dello spirito', Yogananda dovette affrontare anche dure critiche e perfino i pregiudizi razziali del profondo Sud, da parte di quanti si sentivano minacciati da lui e dal suo messaggio.". "Autobiografia di uno Yogi", ormai un classico della letteratura spirituale, venduto in milioni di copie nel mondo, raccoglie le intime esperienze di una vita che va ben oltre l'esistenza terrena. Ma oltre a narrare le vicende materiali e spirituali di Yogananda, è oggi letto anche per i molti passaggi dedicati all'interpretazione vedica di elementi della cultura ebraica e cristiana (per esempio il Giardino dell'Eden) e per i tanti incontri ripercorsi con numerosi celebri personaggi, come la santa indiana Ma Ananda Moyî, Gandhi, lo scienziato Luther Burbank e il Premio Nobel C. V. Raman.

La forza degli insegnamenti di Yogananda negli anni ha poi ispirato anche tanta cultura giovanile degli anni '60-'70. Lo stesso Yogi è tra i personaggi della copertina di un album simbolo come "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles. Ora si scopre che persino Steve Jobs, il creatore dell'impero tecnologico di Apple, l'uomo che invitava i giovani a osare, a volare alto, aveva un solo libro sul suo Ipad: proprio "Autobiografia di una Yogi". E chiese che ne fossero distribuite 800 copie alle personalità che avrebbero partecipato al suo funerale. "Non riesco a immaginare cosa sarebbe stato di me se non lo avessi letto - spiega George Harrison in una delle sue ultime interviste - Probabilmente non avrei avuto una vita vera. Forse avrei presto tirato le cuoia o sarei stato una persona orribile, con una vita priva di significato. Ha dato un senso alla mia vita".

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