Anna Magnani, l'amore prima di tutto

Biografia con il contributo del figlio Luca nel 40ennale della morte

  • Mostra Magnani - Ritratto Avanti
  • Mostra Magnani - Mamma Roma

(di Alessandra Magliaro)

   (ANSA) -  Anna che ama i gatti affamati dei vicoli dietro il Ghetto, Anna che si circonda di cani, Anna che legge il copione e intanto dà disposizioni per pulire la casa al Circeo, il suo paradiso terrestre, Anna che scrive a Tennessee Williams che per lei è solo Ten. E poi Totò, Roberto Rossellini, Marlon Brando, Bette Davis, Hollywood, Roma città aperta che fa piangere il mondo e l'Oscar per La Rosa Tatuata, prima italiana a conquistarlo. Di Anna Magnani, attrice immensa e donna così vera, ancora nel cuore di tutti a 40 anni dalla sua morte, ogni cosa sembra essere nota.

   A Roma si ricorda ancora quell'ultima passeggiata per le strade del centro storico tra 20 mila persone che affollarono i suoi funerali nel fine settembre '73 alla Chiesa della Minerva al Pantheon a due passi da Palazzo Altieri dove abitava. E tanto si è indagato sulla sua vita, la carriera dalla rivista degli esordi a quei film capolavoro di Pasolini, Visconti, Rossellini, Fellini quella bellezza, dal palcoscenico mai dimenticato persino alla tv, quel miniciclo di Alfredo Giannetti Tre Donne fatto per la Rai. E altrettanto sulle travagliate storie d'amore, le storiche litigate, le polemiche di una persona in cui la donna e l'attrice sono in un insieme mai scindibile.

Eppure Anna Magnani, la biografia di Matilde Hochkofler (Bompiani pp396 euro 19,00) sembra offrire nuovi spunti su Nannarella. E mentre di lei si riparla a teatro, per il monologo Solo Anna dal testo di Franco D'Alessandro, Roman Nights, interpretato da Lidia Vitale e diretto da Eva Minemar (a Roma a metà novembre all'Uts), il Festival di Roma dedica all'attrice una bella mostra 'Ritratto di Anna' realizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, composta da 45 fotografie provenienti dall'archivio del CSC - Cineteca Nazionale.

Nel racconto della Hochkofler, che si è occupata a più riprese di Anna Magnani e nel 2004 ha curato la Mostra Ciao Anna ai Musei Capitolini di Roma, una grande differenza la fa Luca Magnani. Quel figlio, che ebbe nel '42 dall'attor giovane Massimo Serato (che l'abbandonò appena lei rimase incinta) e che a pochi mesi fu colpito dalla poliomelite, di carattere sempre discreto, amatissimo da Anna, aggiunge in corsivo in ogni capitolo i suoi ricordi.

Luca, che porta il cognome della madre, caso raro in Italia di genealogia per linea materna, ha aperto il suo Archivio, ha permesso all'autrice di passare ore nel suo studio e leggere le centinaia di lettere dell'epistolario della Magnani, le montagne di ritagli stampa e quel leggendario baule dei ricordi in cui sono conservati i copioni teatrali, le sceneggiature dei film che ha interpretato e i tanti soggetti mai realizzati.

Anna Magnani se ne è andata, rubata da un tumore al pancreas. Nei giorni in clinica, 25 giorni di agonia, c'erano al suo capezzale Silvia D'Amico, il grande amore Roberto Rossellini che dopo 20 anni si era riconciliato, la segretaria e amica Silvana Pini, ma soprattutto c'era Luca.

   ''Aveva il terrore delle malattie, aveva paura di averle sempre tutte. Era affascinata dalla medicina. Quanto ritornava dall'America arrivava sempre con barattoli di vitamine'', racconta ed è per questa ipocondria che all'inizio del male non si preoccuparono. Poi quel precipitare nel settembre '73, il peggiorare rapido. ''In un attimo è venuto fuori il profondo legame che ci univa e insieme la consapevolezza che non ero un superuomo...Ho provato rabbia con me per tutto quello che non avevo dato, per tutto quello che potevo dire e non avevo detto'', scrive Luca.

   ''Ho sempre esclusa dalla mia confidenza perchè mi sentivo in una situazione di sudditanza, mi sembrava che la sua attenzione nei miei confronti fosse un'intrusione nella mia vita. Invece era solo il grande amore che aveva per me. Mia madre non era mai triste, era anche allegra. Non rimandava mai a domani quello che doveva affrontare quel giorno. Mi ha insegnato soprattutto il coraggio di andare avanti sempre, di non fermarmi davanti alle difficoltà, anche alle più grandi, a essere il più possibile leale, senza aver mai paura della verità, qualunque essa sia. Il lavoro per lei era sacro. Quando aveva qualcosa da dire, lo diceva, qualche volta lo urlava. Mi capita ogni tanto di sentire qualcuna delle sue sfuriate, come avvenissero in questo momento''.

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