Videogiochi, una storia spaziale. I 30 titoli cult

Dagli anni '60 a Destiny l'esplorazione del cosmo fa viaggiare la fantasia

  • Halo
  • Space war! (1962)  il primo simulatore di volo e combattimento spaziale e uno dei primi videogame in assoluto
  • Computer space (1971)
  • Space Invaders (1978)
  • Starship (1976)
  • Asteroids (1979)
  • Starship (1976)
  • Galaxian-Galaga (1979-1981)
  • Defender (1981)
  • Lunar Lander (1973 - 1979)
  • Doom (1983)
  • Dead Moon (1991)
  • Starcraft
  • Duke Nukem 3D (1996)
  • Spore (2008)
  • Redfaction Armageddon (2011)
  • Dead Space (2011)
  • Kerbal Space Program (2011 - 2014)
  • Mass Effect 3 (2012)
  • Halo
  • Super Mario Galaxy
  • Littlebigplanet
  • Star Wars
  • Lifestyle Spazio Videogiochi halonightfall
  • Destiny (2014)
  • Destiny (2014)
  • Gran Turismo 6 (2013)
  • Wolfenstein The New Order (2014)

(di Federico Pucci) (ANSA) - Fra la partenza imminente di una nuova spedizione della Soyuz verso la ISS (con a bordo l'italiana Samantha Cristoforetti) e l'arrivo della sonda Philae su una cometa, l'esplorazione spaziale sta vivendo un periodo d'oro. Da Gagarin in avanti il sogno dell'uomo di volare oltre il cielo è diventato storia, dopo essere stato relegato per secoli nell'immaginazione letteraria, fra Ludovico Ariosto e Jules Verne: al posto degli scrittori e in concorrenza con Hollywood, da quasi quattro decenni anche il mondo dei videogiochi racconta la sua fantastica esplorazione del cosmo.

La fascinazione del videogame per lo spazio risale quantomeno all'origine del medium stesso, se si pensa a 'Space Invaders' del 1978, titolo considerato seminale per l'ingresso del videogioco nella cultura pop. Ma questo rapporto speciale nasce molto prima: nel 1962 ricercatori del MIT crearono 'Spacewar!', il primo simulatore di volo e combattimento spaziale e uno dei primi videogame in assoluto, trasformato nel 1971 nel successo arcade 'Computer Space'. Negli anni '70 ci fu una vera guerra dei mondi nelle sale giochi, con titoli che prendevano le mosse dal primo simulatore: così 'Starship 1' (1976), 'Asteroids' (1979), la serie 'Galaxian'/'Galaga' (1979-1981) e 'Defender' (1981), con le loro battaglie fra dischi volanti, segnarono un'epoca del costume oltre che dell'informatica.

In questa archeologia videoludica merita un posto a parte 'Lunar Lander': nato a livello sperimentale nel 1969, l'anno dello sbarco sulla Luna, e diffuso nel 1973 e nel 1979, il titolo permetteva di simulare un allunaggio. Ma ben presto si sarebbe affacciata l'idea che lo spazio (reale o fantastico) dei videogame poteva essere esplorato non solo dalle astronavi ma dall'essere umano in persona. Così, agli albori dello sparatutto first-person 'Doom' (1993) avrebbe portato l'azione su Marte. Il pianeta rosso del resto ha ispirato molti titoli, come i recenti 'Red Faction: Armageddon' (Volition/THQ, 2011) e 'Mass Effect 3' (BioWare/Electronic Arts, 2012).

La Luna non è stata una minore fonte di ispirazione, a partire da 'Dead Moon' (1991) fino all'altro caposaldo degli shooter, 'Duke Nukem 3D' (1996). Più di recente anche la serie 'Wolfenstein' ha portato i suoi villain nazisti sulla Luna con il capitolo 'The New Order' (MachineGames/Bethesda Softworks, 2014), e addirittura 'Gran Turismo 6' (Polyphony Digital/SCE, 2013) ha ricreato l'esperienza di guida su un canyon lunare, la Rima Hadley. Il gioco horror 'Dead Space 2' (Visceral Games/Electronic Arts, 2011) si spinge invece fino a Saturno, ambientando la sua trama nel satellite Titano. Oltre al sistema solare, moltissimi giochi hanno esplorato galassie immaginarie, dal settore Koprulu della Via Lattea nella serie 'StarCraft' (Blizzard) ai pianeti da terraformare di 'Spore' (Maxis/Electronic Arts, 2008) fino ai mondi immaginari e colorati dei recenti 'LittleBigPlanet' (Media Molecule/SCE) e 'Super Mario Galaxy' (Nintendo).

L'industria videoludica ha spesso portato nelle case dei giocatori anche le ambientazioni e le trame fantascientifiche di popolari franchise cinematografici come 'Star Trek' e 'Star Wars': soprattutto quest'ultimo dal 1982 a oggi ha generato centinaia di titoli firmati LucasArts che toccano tutti i generi, dallo shooter all'action, dal simulatore al flipper. Il percorso inverso, dal gioco al film, lo ha compiuto la saga di 'Halo', recentemente divenuta serie live-action prodotta da Ridley Scott, coronamento di una storia che nel 2015 svelerà il suo quinto capitolo.

Gli stessi sviluppatori che crearono questo franchise hanno di recente avvicinato ancora di più scienza e fantascienza con 'Destiny' (Bungie/Activision, 2014), titolo ambientato nel Sistema Solare interno, fra Marte, Venere e la Luna. Giunto a Milano per presentare una collaborazione con il Museo della Scienza e della Tecnica, il Presidente di Bungie Harold Ryan ha raccontato all'ANSA il suo punto di vista sull'esplorazione spaziale dalla parte dei videogiocatori: "noi eravamo i tipici ragazzini con i modellini dello Shuttle appesi al soffitto", racconta Ryan a proposito del team di lavoro che per 7 anni ha ricreato i pianeti. Ad aiutarli, spiega Ryan, è stato il Jet Propulsion Laboratory della NASA: "ci hanno mostrato foto inedite di Marte scattate da Curiosity". La precisione scientifica insomma è stata una parte importante dello sviluppo tanto quanto il combattimento: "le lune di Marte sono sempre allineate in modo corretto, molti crateri sono stati posizionati dove si trovano realmente". La stessa precisione si ritrova nel progetto Destiny Planetview realizzato con Google (http://www.destinyplanetview.com/), che consente di esplorare le colonie umane estraterrestri del gioco.

"Fra 'Gravity', 'Interstellar' e il prossimo 'Star Wars' lo spazio sta tornando importante per il cinema, soprattutto grazie ai successi dell'esplorazione - conclude Ryan - ma il videogioco è il medium che meglio di tutti sa veicolare questa attenzione". Lo spazio non è però solo terreno di guerra e conquista, come dimostra il gioco 'Kerbal Space Program' (Squad): in questo titolo del 2011 (aggiornato nel 2014) il giocatore deve lanciare nello spazio razzi e satelliti per conto della razza umanoide dei Kerbal. E se l'ambientazione è di fantasia, il calcolo di fattori come gravità e attrito atmosferico è tutt'altro che fantascientifico e pare voler formare gli esploratori del futuro: non a caso gli ingegneri della NASA si sono confessati grandi appassionati del gioco.

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