Al via GRAart, il Raccordo diventa una galleria d'arte e bellezza

Progetto dell'Anas per il recupero delle periferie

  • 01 GRAart Colectivo Licuado - foto di Eleonora Grieco
  • GRAart Lucamaleonte e Diavu2 - foto di Mirko Pierri
  • 12 GRAart Veks Van Hillik
  • 02 GRAart Colectivo Licuado - foto di Giorgio Silvestrelli
  • 11 GRAart MAUPAL Mauro Pallotta
  • 09 GRAart Camilla Falsini - laVitaelaMorte
  • 06 GRAart MAUPALMauro Pallotta - foto di Eleonora Grieco
  • 07 GRAart MAUPAL Mauro Pallotta - foto di Eleonora Grieco
  • 03 GRAart Camilla Falsini - foto di Eleonora Grieco
  • 08 GRAart Veks Van Hillik
  • 10 GRAart Colectivo Licuado - foto di Eleonora Grieco-3

di Daniela Giammusso

Il martirio di Rufina e Seconda firmato da Lucamaleonte al Trionfale o i Guardiani di Ottavia del collettivo uruguaiano Licuado alle porte della Tomba di Nerone. L'obelisco-nasone di Maupal alla Romanina o La Vita e la Morte di Camilla Falsini a Gregna Sant'Andrea. Un vero museo d'arte e bellezza a cielo aperto, disegnato con i colori sgargianti degli spray e le gru a sostituire i cavalletti, per raccontare la storia e il mito di Roma proprio lì, tra rampe e sottopassi del Grande Raccordo Anulare fino a ieri abbandonati, oggi trionfo della Street Art. Debutta così GRAart, progetto d'arte contemporanea promosso dall'Anas con il patrocinio del Mibact e ideato da David ''Diavù'' Vecchiato (il fondatore di MURo - Museo di Urban Art di Roma), per valorizzare le infrastrutture della strada più trafficata d'Italia che già era stata al centro del film Leone d'oro a Venezia Sacro Gra di Gianfranco Rosi, oltre che canzone di Antonello Venditti resa cult da Corrado Guzzanti.

Al lavoro, dieci artisti internazionali per un ideale tour, nelle intenzioni dell'Anas destinato a crescere ancora e anche in altre zone d'Italia, frutto di uno scambio continuo tra gli autori, storia del territorio e cittadinanza. ''Il percorso di recupero delle nostre infrastrutture è per noi strategico - spiega il presidente dell'Anas Giovanni Vittorio Armani - GRAart parte dall'esperimento di un anno fa in un sottopassaggio del Raccordo, al tempo buio e abbandonato, dove oggi invece le persone passano senza più alcuna paura. Dare una connotazione di bellezza, investire artisticamente, fa in modo che questi luoghi non siano più 'luoghi di nessuno' e anzi siano tutelati e curati da tutti''.

L'ambizione è anche quella di un'offerta turistica e culturale della città in periferia, al di fuori dei circuiti tradizionali. ''Roma è una città unica al mondo, che ha tantissimo da raccontare'', prosegue il curatore di GRAart, Diavù. Lui a Mezzocamino ha scelto la storia della città eterna ''prima di Romolo e Remo, quando Augusto chiese a Virgilio di creare il mito di Enea. E' curioso - dice - che un imperatore per celebrare l'origine della sua città abbia scelto la figura di un profugo''. Ma c'è anche Camilla Falsini ''con due armate che quasi sembrano quelle Massenzio e Costatino. In alcuni casi - aggiunge Diavù - abbiamo restituito l'identità persa dei nomi, come Lucamaleonte con le foglie di bosso da cui deriva il termine Boccea''. Ogni opera, poi, sarà ricoperta da una speciale ''cera'' per proteggerla dalle intemperie e rendere facilmente rimovibili eventuali vandalismi.

''Le periferie - commenta il ministro Dario Franceschini - sono il luogo dove si stanno giocando tutte le sfide del futuro, dall'integrazione alla crescita demografica. Innesti di arte contemporanea come questo servono alla riqualificazione del territorio e a dare sfogo a nuovi talenti. Un progetto brillante che - invita - anche altre società proprietarie di strade possono copiare. L'Anas non si offende mica''.

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