Consegne a domicilio, ordino dalla pizza ai menu stellati ed è boom di food delivery anche in Italia

Da Just Eat a Fanceat, concorrenza sfrenata nelle App per il digital take away

  • food delivery, un'immagine da Parigi
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Negli anni '90 erano i ristoranti. All'alba del 2000 ecco il boom dell'aperitivo, con piatti ''crescenti'' man mano che si scendeva da Milano in giù fino a diventare un vero e proprio aperi-cena. Me nel secondo decennio del nuovo millennio il nuovo trend è casalingo-chic: cibo da gourmant, ma nel salotto di casa mia. Meglio se ordinato velocemente, direttamente dallo smartphone. (di Daniela Giammusso)
E' l'esplosione del food delivery. Non più solo pizza o hamburger, come un tempo, ma cibo di qualità e di ogni regione del mondo. E non più (solo) soluzione d'emergenza quando il frigo è una landa desolata e lo stomaco cerca cibo ''vero'', ma anche un'occasione per concedersi uno strappo goloso o sperimentare piatti nuovi, in famiglia o un sabato sera tra amici.
Un giro d'affari che nel nostro paese si stima tocchi i 400 milioni di euro e che riguarda già più della metà degli italiani, seppur con peculiarità tutte nostrane. Negli ultimi 6 mesi, infatti, racconta il primo Osservatorio Nazionale sul mercato del takeaway in Italia realizzato da Just Eat in collaborazione con GfK Eurisko, il 51% degli italiani ha acquistato cibo da asporto, andando di persona a ordinarlo. Il 39% lo ha fatto via telefono.
La nuova frontiera da conquistare nei prossimi mesi è il digital takeaway, ovvero la possibilità di ordinare direttamente on line da cellulare o pc. Modalità per ora frequentata solo dal 2% del campione negli ultimi 6 mesi, ma con un bacino smisurato di oltre 7 milioni di persone (il 19% degli italiani) che dimostrano una ''intention to buy'' nel mercato dell'online food delivery.
Cifre da capogiro, per una tipologia di clienti che oltretutto tende a ricorrere di più al servizio (circa 4/5 volte al mese contro 1/2 dell'ordinazione di persona o al telefono), spendendo circa 97 euro al mese contro i 32-37 euro degli altri.
Chi sceglie il delivery poi, racconta l'Osservatorio, lo fa a casa, ma anche in ufficio (3 volte al mese). Qui ci si orienta prevalentemente verso pizza, sushi, panini, piadine, giapponese e hamburger. In famiglia o tra amici si tende invece a spendere di più con cucine come il messicano, il pesce e le tipicità regionali. Anche in questo caso, poi, gli italiani si rivelano veri food lover, prediligendo prodotti a chilometro zero, attenti ai valori nutrizionali e di condivisione del cibo.
A ognuno il suo menù, dunque, seppur ancora molto a macchia di leopardo, con Milano sempre apripista per grandi e piccole imprese e a seguire Bologna e Roma.

In Italia leader oggi sono Just Eat, colosso da 14 milioni di clienti in 15 Paesi, che proprio a Milano ha appena inaugurato una nuova sede e serve 10 città fino a Palermo. E poi Deliveroo -(una selezione dei migliori ristoranti della zona) , Foodora (a domicilio di piatti di alta qualità per ora solo a Milano e Torino), tutti raggiungibili anche con App e con la possibilità di scegliere tra i menù dei ristoranti preferiti o più vicini all'indirizzo di destinazione. Cibo, ma anche qualunque altra cosa possa servirvi, in farmacia come dal tabaccaio, invece con la spagnola Glovo appena sbarcata in Italia, che promette consegne entro un'ora a costo fisso. Oltre che clienti, si può diventare anche corrieri con un paio di click, proprio come per Uber, il servizio di taxi ''alternativi'' che nel frattempo ha lanciato, non a caso, anche Uber Eats. In Europa, per ora, solo a Parigi e Londra.
Ma in Italia, terra di santi, navigatori e appassionati di Masterchef, c'è anche Fanceat, startup che permette di ordinare online non una cena finita, ma un box gourmet, preparato nella cucina di un grande ristorante, con tutto il necessario per un menù stellato da preparare anche insieme agli amici. Stessa formula per Quomi, che supporta la Fondazione Slow Food e offre ricette che vanno dal Branzino al cumino alla più tradizionale melanzana ripiena.
Un menù diverso al giorno invece per Foorban, ''il ristorante che non c'è'', che punta tutto sugli ingredienti, con piatti che cambiano per disponibilità e stagionalità, viaggiando a bordo di Ape, vespe e bici. Si spazia dall'insalata di quinoa alla tagliata di tonno con pomodori camone e zucchine saltate alla mentuccia, dalle caserecce con totani alla fettina di scottona all'olio di sesamo. Non solo cena ma anche gelato d'autore per Foodracers che rispetto agli altri ha scelto di puntare sulla provincia, dall'Emilia in su. E che oltre ai piatti dei ristoranti più rinomati in città, vanta un partner come Grom. Ancora tutto da conquistare invece il sud, con You Eat tra le pochissime a spingersi fino a Bari.

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