Marilù Terrasi, una cantastorie tramanda la magia del couscous alla trapanese

Rappresenta l'Italia al festival culturale della creatività femminile ad Algeri

  • Marilu' Terrasi
  • Marilù Terrasi

(di Anna Lisa Antonucci)

   (ANSA) -  Marilù Terrasi, è innanzitutto una cantastorie, nella splendida terrazza del suo piccolo albergo di charme a Makari, a pochi passi da San Vito Lo Capo, conclude sempre la cena dei suoi ospiti interpretando canzoni dell'antica tradizione trapanese. Prima di essere chef, infatti, Marilù, 50 anni, laureata in filosofia, e' stata ricercatrice presso l'Istituto di Tradizioni popolari della facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo. Ha speso la sua passione e il suo talento nel teatro portando in giro per il mondo arte e cultura popolare siciliana. Oggi è famosa per il suo couscous ed anche la preparazione di questo piatto e' stata per lei l'obiettivo di una lunga ricerca. Una donna e un'artista a tutto tondo che quest'anno rappresenterà l'Italia al Festival culturale della creatività femminile che si svolge ad Algeri in questi giorni. Proprio il couscous, sarà al centro dell'edizione 2014 del Festival, organizzato dal Ministero della Cultura algerino e durante il quale sono previste conferenze e mostre. Sarà una sorta di scambio culturale tra vari paesi del Mediterraneo che metteranno a confronto la propria storia e le proprie tradizioni nella preparazione di un piatto che ha tanto da raccontare delle culture alle quali appartiene. Marilù Terrasi, da anni impegnata nel tramandare le antiche tecniche di lavorazione del couscous così come si faceva una volta, racconterà alle donne algerine tutti i segreti del couscous alla trapanese e interagirà con loro nella preparazione dei differenti tipi di couscous che saranno presentati nel corso della manifestazione. ''Il couscous è un rito dell'attesa. Servono pazienza, tempo, tranquillità'', spiega Marilu' Terrasi che celebra questo rito ogni domenica mattina per i suoi ospiti nella cucina del suo ristorante.''Solamente quando ho imparato a incocciare, a lavorare la pasta dosando la giusta quantità d'acqua in base alla grandezza della grana che si deve ottenere, ho capito perché le donne mi lasciarono così tanto tempo a guardare. Del resto quale ricetta avrebbero potuto darmi?''. Oggi è lei stessa a tramandare questo rito, e spiega:''la semola viene incocciata nella mafararda, zuppiera in terracotta dai bordi alti e svasati, si spruzza un po' d'acqua con la sinistra mentre con la destra si lavora la semola imprimendo un verso rotatorio fino a ottenere i piccoli grani. Quando si inizia la cottura a vapore, la couscousera viene sigillata con un impasto d'acqua e farina, la cuddura che impedisce la dispersione di vapore. La semola deve cuocere e poi riposare, 'si metti a dormì nella mafararda' avvolto in un panno di lana per quasi un'ora prima di essere condita a piacere''. Lo chef siciliano, che ha tenuto all' Universita' di Palermo una docenza sul couscous, nell'ambito del Master in 'Cultura e Comunicazione del Gusto' racconta ancora: "Il rito del couscous é entrato nella tradizione culinaria siciliana ai tempi della dominazione araba, un periodo particolare che ha fatto crescere economicamente e culturalmente l'isola. É diventato, nel tempo, cultura autoctona, a partire dagli ingredienti, passando per agli strumenti usati per la preparazione per arrivare, infine, ai termini che ne indicano le varie fasi. La parola couscous, ad esempio, a San Vito Lo Capo si é talmente integrata nel tessuto sociale, che i muratori la usano per indicare un particolare tipo di impasto a grana grossa, ottenuto lavorando del pietrisco con poca acqua, usato per la messa in posa di piastrelle e mattonati". Sconosciuto nel resto della Sicilia, il couscous è un elemento tipico del territorio trapanese: lo si mangia come piatto tradizionale e nelle occasioni di festa a Marsala, Mazara, Trapani, nelle isole Egadi, a San Vito Lo Capo, Lampedusa e Pantelleria e la semola di grano duro viene tagliata appositamente per questa preparazione dai mugnai della zona del trapanese che utilizzano ancora oggi antichi grani siciliani tra cui Bidì e Perciasacchi, moliti a pietra naturale per preservarne le caratteristiche organolettiche. Sabato prossimo la chef realizzerà ad Algeri una cena a base di couscous alla trapanese per la quale utilizzerà la semola integrale di grano duro, varietà Realforte, dei mulini di Castelvetrano, incocciata a mano. Nel corso della manifestazione è previsto anche un suo intervento per raccontare la storia del couscous alla trapanese, i riti che l'accompagnano e le ricette tradizionali.

Speciali ed Eventi vai alla rubrica >>
Press Release vai alla rubrica >>