Montalcino, 52 etnie all'ombra del brunello

Storia di Castello Banfi e dei suoi rinomati rossi

  • La tenuta di Castello Banfi a Montalcino
  • Le cantine di Castello Banfi a Montalcino
  • Castello Banfi a Montalcino

(di Alessandra Magliaro)

(ANSA) - Cinquantadue etnie intorno ad un territorio unico. E' una storia affascinante quella di Montalcino e dei suoi vini esportati in tutto il mondo, 15 km diagonali, il vigneto più grande d'Europa, 20 mila ettari in provincia di Siena. Un terreno speciale - nel 2007 sotto il castello di Montalcino fu trovato persino un fossile di balena - che attira tanti stranieri, ci abitano svizzeri tedeschi, americani, tanti danesi , gli inglesi latitano preferendo il vicino Chiantishire. La storia la racconta un romano da tanti anni direttore commerciale di Castello Banfi, celebre cantina di Montalcino acquistata negli anni '70 dagli americani di origine italiana John e Harry Mariani. ''30 anni fa qui era una zona agricola depressa, è incredibile dirlo oggi che da questa cantina esportiamo milioni di bottiglie in Usa, Inghilterra, Russia, Giappone, Corea, Germania, Svizzera per citare i mercati principali. Del resto – spiega Rodolfo Maralli nella degustazione I sensi in un bicchiere agli ospiti del Bernini a Roma - a fine anni '70 c'erano mille etichette di vini in Italia oggi 220 mila, sembra strano ma sulla produzione di qualità siamo giovani anche se il vino è parte da sempre della nostra cultura’’. La storia di questa azienda, tra i maggiori player italiani, nasce in America dai Mariani che di mestiere importavano vini dall'Italia: ‘’ s'inventarono un lambrusco per gli yankee, frizzante quasi come una coca cola e due gradi sotto la produzione locale, per il gusto Usa fu perfetto, arrivarono - racconta Maralli - a venderne 170 milioni di bottiglie l'anno. Un’escalation bloccata bruscamente a metà anni '80: lo scandalo del metanolo, l’adulterazione del vino da tavola, è come uno tsunami, spazza via tutto in Italia ma anche nel mondo dell'import export. Un disastro ma anche un’occasione di rinascita. I Mariani decidono di provarci e seriamente: comprano questo territorio, 100 per cento uva sangiovese e investono nella ricerca dando vita ad un celebre Brunello di Montalcino secondo i dettami del consorzio subito dopo la seconda guerra mondiale’’. Adagiata tra i fiumi Orcia e Ombrone la tenuta Banfi, con tremila ettari di proprietà di cui oltre 800 dedicati a vigneti specializzati, raccoglie intorno un mondo di cultura vitivinicola cui ha aggiunto un plus di innovativa e moderna ricerca. Da qualche anno poi ha brevettato, dopo studi universitari, Horizon, un progetto che migliora ogni passaggio del processo produttivo: il cuore sono i 24 tini di fermentazione in legno e acciaio. E da qualche anno ha cominciato a guardare oltre il suo territorio di nascita: l’azienda ha comprato l’antica, del 1860, Bruzzone, storica casa vinicola tra Novi Ligure e Acqui Terme, con la quale produce il Cuveè Aurora, uno spumante millesimato metodo classico Alta Langa. Ma il cuore restano il Brunello (di cui è leader in perenne sfida con l’altra storica casa, i Biondi-Santi), il Rosso e il Chianti classico (secondo produttore). Tra le etichette, la più prestigiosa è Poggio alle mura in omaggio al castello trecentesco sede dell’azienda e di una foresteria di lusso .

Speciali ed Eventi vai alla rubrica >>