Tutto è colore, alla Triennale con un brand iconico made in Italy un viaggio cromatico

I see Colors Everywhere, di United Colors of Benetton allestimento di Fabrica

  • I see colors Everywhere mostra di United Colors of Benetton alla Triennale
  • 50 opere in Mostra United Colors of Benetton alla Triennale
  • Mostra United Colors of Benetton alla Triennale
  • Mostra United Colors of Benetton ala Triennale
  • Mostra United Colors of Benetton alla Triennale
  • Mostra United Colors of Benettonalla Triennale
  • Mostra United Colors of Benetton alla Triennale
  • Mostra  United Colors of Benetton alla Triennale
  • Cinquanta opere in mostra alla Triennale con United Colors of benetton
  • United Colors of Benetton apre con la mostra 'I See Colors Everywhere' Triennale di Milano
  • United Colors of Benetton apre con la mostra 'I See Colors Everywhere' Triennale di Milano
  • United Colors of Benetton apre con la mostra 'I See Colors Everywhere' Triennale di Milano

(di Patrizia Vacalebri) La prima cosa che viene in mente quando si parla di Benetton è il colore che ha sempre contraddistinto le sue collezioni a partire dalle prime di maglieria del 1965. Anche le controverse campagne che hanno promosso la multirazzialità del marchio di Ponzano Veneto erano multicolori. Ed è proprio il colore di Benetton ad aprire la Triennale di Milano con la mostra I See Colors Everywhere, immersione cromatica visitabile fino al 28 settembre, attraverso i capi della nuova collezione e le opere di Fabrica, centro di ricerca, arte e comunicazione del gruppo. La mostra presenta un vasto repertorio di produzioni editoriali e creative di Fabrica in uno spazio in cui design, arte e società s'incontrano e dialogano.

    L'allestimento, curato dal team di designer di Fabrica guidato da Sam Baron, si articola in otto sezioni, ciascuna dedicata a un colore, che viene esplorato e celebrato attraverso video, poster, musica, foto, illustrazioni, oggetti, performance e installazioni interattive prodotti da Fabrica in oltre venti anni di attività. Ci sono le opere pop dell'illustratore americano Andy Rementer e un'installazione di Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto, un progetto sugli albini del fotografo sudafricano Pieter Hugo e le opere grafiche del designer spagnolo Jaime Hayon e dell'art director ucraina Anna Kulachek. Muovendosi tra le oltre 50 opere, il visitatore incontrerà anche una squadra di modelli che indossa i capi della collezione Primavera Estate 2018, in una modalità che strizza l'occhio alla performance artistica più che alle tradizionali sfilate di moda.

    L'allestimento è accompagnato da un magazine-catalogo, che dà un ulteriore livello di lettura alla mostra grazie a un editoriale firmato da Myriam Ben Salah, scrittrice e curatrice della programmazione culturale al Palais de Tokyo di Parigi. Il "potenziale democratico dell'immagine, come dice Berger, e del colore, aggiungo io - spiega nella prefazione del catalogo Myriam Ben Salah - non è andato perso con Benetton. Questo marchio iconico ha trasformato la pubblicità e la creazione di immagini nell'epoca dell'iper-significazione. Lo ha fatto con lo slogan United Colors, che si riferiva sia alle sue maglie monocromatiche che allo sguardo multirazziale delle sue pubblicità. E con una serie di campagne provocatorie e con Colors, rivista ancora considerata nei circoli della creatività e dell'editoria una sorta di Tumblr ante litteram. La radicalità di Benetton non sta necessariamente nel contenuto della sua comunicazione visiva. Come dice Oliviero Toscani: 'Non esiste una fotografia scioccante'. Al contrario, la rilevanza del contenuto visivo sta in uno sfasamento: si usano i canali di comunicazione di massa della moda per infiltrarsi in un paesaggio visivo saturo e diffondere la visione di creatori di immagini e menti creative".

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