Fuori salone, la duplice anima del design in mostra Interni

Scalone De Lucchi, pergola Mendini, braccio-telecamera Ron Arad

(di Gioia Giudici) Vent'anni e non sentirli: festeggia quattro lustri della mostra-evento organizzata per il FuoriSalone con una riflessione sul tema 'Material Immaterial', che indaga la duplice anima del design, tra emozione e razionalità. Per la presentazione delle tante installazioni curate dai big del settore, sono arrivati all'Università Statale - che da 10 anni ospita la mostra - il sindaco di Milano Beppe Sala e quello di Torino Chiara Appendino, oltre al presidente della Rai Monica Maggioni. "Continuiamo tutti insieme a rendere la nostra città ancora migliore" è stato l'invito di Sala ai designer e al deus ex machina del Fuorisalone, il direttore di Interni Gilda Bojardi, che lo ideò nel 1990, arrivando poi nel 1998 ad accompagnarlo con la mostra organizzata dal suo magazine. "In queste venti edizioni - ha ricordato Bojardi - abbiamo ospitato oltre 370 installazioni ideate da più di 200 progettisti e visitate da oltre 2 milioni di persone".

E' scontato immaginare che anche quest'anno sarà così: che siano appassionati di design o meno, i milanesi e non solo sanno che vale sempre la pena fare un salto in Statale e perdersi tra cortili e saloni. Scenografica, come sempre, l'accoglienza in via festa del perdono, questa volta segnata da uno scalone di legno firmato da Michele De Lucchi, che crea un accesso alternativo al loggiato. Al suo fianco, la colorata 'Pergola' disegnata da Alessandro e Francesco Mendini come una festosa architettura da giardino. Al centro del cortile d'onore, 'Spyre', un gigantesco braccio meccanico rotante in acciaio firmato da Ron Arad, su cui è montata una telecamera che trasmette le immagini riprese dall'alto in tempo reale. Su ogni lato, a incorniciare le scale, le 'gigantesse' di Ludovica Diligu, cariatidi moderne di colori fluo vestite, che mischiano con irriverenza arte greca e iconografia pop.

Tra materia e aria l'installazione Kochu di Luca Trazzi, composta da pilastri di luce realizzati in lamine di alluminio alte 12 metri che reagiscono al sole con giochi cromatici. Sorge al buio il 'Sole di notte' di Castagnaravelli, un pallone aerostatico di 7 metri in grado di salire fino a 40. Sul loggiato est, ancora giochi di luce con il pangramma che utilizza tutte le lettere dell'alfabeto 'Quick brown fox jumps over the lazy dog', mentre nel cortile della farmacia Antonio Citterio raddoppia lo spazio con quinte a specchio e gres porcellanato. La luce segna anche l'intervento di Ingo Maurer sul portale di un palazzo di corso Venezia, sede dell'Audi city lab, che è una delle sedi della mostra, così come l'orto botanico di Brera, dove l'arte del convivio dialoga con l'ambiente naturale, tra aree per il relax e isole di design per il fitness all'aperto.

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