Cruelty free, cresce l'allevamento etico e conquista i consumatori consapevoli

Con-Vivere: uomo, animale, ambiente in una società che (finalmente) cambia

  • Nella Tuscia Viterbese l'azienda Pulicaro dove si pratica allevamento etico (http://www.allevamento-etico.eu)
  • La Cascina Lago Scuro in Lombardia  dove si pratica allevamento etico (http://www.allevamento-etico.eu)
  • L'azienda agricola Campione Giuseppa in Gambino, in Sicilia tra i monti Sicani, dove si pratica allevamento etico (http://www.allevamento-etico.eu)
  • L'azienda agricola Ciabot in Piemonte dove si pratica allevamento etico (http://www.allevamento-etico.eu)
  • Fattoria L'Aurora in Piemonte dove si pratica allevamento etico (http://www.allevamento-etico.eu)
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  • Con-Vivere - L'Allevamento del futuro (Arianna Editrice)

Non sono vegani. Anzi, a formaggi e bistecca non rinunciano. Ma con una consapevolezza che mette il rispetto per animali, ambiente e salute in primo piano. E' il nuovo popolo del ''cruelty free'', che avanza anche tra i consumatori italiani. Una nuova classe di acquirenti più coscienti, spesso già votati al biologico, vicini alla natura, magari frequentatori di rimedi naturali e omeopatici, attenti a un'alimentazione sana. Ma non per questo degli estremisti. Semplicemente sostenitori di forme di allevamento etico, ben consci di ciò che può nascondersi dietro una confezione di pollo al supermercato e dei rischi che può comportare. Perché tutto si può fare anche in un ''altro'' modo. (di Daniela Giammusso)


''In un nuovo concetto di economia solidale il termine 'consumatore' è riduttivo'', spiegano Carla De Benedictis, Francesca Pisseri e Pietro Venezia, di professione medici veterinari e omeopati, autori di ''Con-Vivere. L'allevamento del futuro'' (ed. Arianna Editrice). ''La persona che ha bisogno di cibo per nutrire se stessa, la propria famiglia e la propria comunità - spiegano - fa un investimento economico sul proprio territorio, sulla socialità, sulla sostenibilità delle produzioni. Il consumatore diventa fruitore: destinatario quindi di un bene o di un servizio. E il diritto alla nostra salute passa anche attraverso il diritto di acquistare cibo che abbia reali proprietà nutritive e non sia tossico''.
La parola chiave è ''Con-vivere'': uomo, animale, ambiente. Perché, i risultati sorprenderebbero molti, allevare l'animale rispettandolo nelle sue esigenze e nei suoi istinti non migliora solo la sua vita, ma porta a un minor impatto sull'ambientale, a ''produzioni'' migliori e di conseguenza anche a grande risparmio in termini di sanità e contenimento dell'inquinamento.
Non un'utopia, assicurano gli esperti. Spesso basta anche solo guardarsi indietro e ritrovare usi e comportamenti utilizzati fino a qualche decennio fa.


I bovini maremmani allevati con il sistema semibrado, per fare un esempio, si fanno avvicinare perché il rapporto uomo-animale è buono. I maiali con porcilaia riescono ad allevare i propri cuccioli. E' quella che chiamano etologia collaborativa: gli animali sono per l'uomo fonte di prodotti da vendere e consumare ma in quanto esseri senzienti sono anche capaci di provare emozioni, amore filiale, amicizia, frustrazione. Quando il rapporto con l'uomo è corretto gli animali lo seguono, abituati al richiamo. E se non c'è paura ne' stress, migliora il loro stato e anche carni e latte sono più magri e sani.
Al contrario, l'allevamento intensivo a modello industriale, oltre a ridurre l'animale a un macchina, in condizioni lontanissime dalle sue caratteristiche, spesso ai limiti della crudeltà e bombardati di antibiotici e sostanze chimiche per intensificarne le produzioni, è anche di notevole impatto ambientale, incide su inquinamento, effetto serra e consumo di acqua ed energie non rinnovabili.


Come in tutti i settori, il consumatore ha il grande potere dell'orientare le proprie scelte e con esse l'andamento del mercato. Optare per prodotti da allevamenti etici ne incrementa lo sviluppo. E pretendere oggi una vita diversa per gli animali destinati al macello, garantisce un futuro e una salute migliore a tutti. Ma come orientarsi e riconoscere i prodotti? In Italia è nato un vero e proprio movimento per l'Allevamento Etico (www.allevamento-etico.eu), dedicato ai consumatori, con tanto di consigli e indirizzi (ma anche per gli operatori che vogliano seguire un diverso approccio con l'animale da allevare). Primo passo è sempre informarsi sulla provenienza del prodotto e, se possibile, andare anche a vedere in loco. Per cominciare, ecco qualche regola base cui prestare attenzione: sapere come vivono fa la differenza
- Produzione a chilometro zero: è ottima per favorire un circolo virtuoso, allacciare rapporti diretti con il produttore, ridurre le emissioni di Co2. Ma attenzione, perché ''vicino'' non significa per forza salubre se poi il contadino o l'allevatore usano pesticidi e diserbanti o non danno agli animali una corretta alimentazione
- Alimentazione: quando è equilibrata rinforza l'uomo e l'animale, prevenendo o attenuando eventuali patologie. Fondamentale che ogni animale mangi ciò che è consono alla propria specie, ma anche che possa pascolare, esigenza fondamentale sia dal punto di vista etologico che funzionale
- No alle mutilazioni. Assolutamente si a un riparo appropriato e confortevole. No a dosi massicce di farmaci, si all'uso di omeopatia e rimedi naturali anche sugli animali
- Libertà di essere animali (in genere il principio meno rispettato e applicato). Ovvero di poter vivere secondo la propria natura e attuare modelli comportamentali normali
- Libertà da paura e stress: non è solo questione di rispetto. Gli animali allevati in spazi ristretti, senza possibilità di sottrarsi agli esemplari più aggressivi, vivono in condizione di perenne paura e stress, nocivi alla loro e alla nostra salute
- Macellazione: che avvenga in azienda, così da rispettare fino alla fine l'animale e garantirgli la tranquillità di un ambiente familiare
- Varietà: la rotazione di specie animali diverse e l'avvicendamento pascolo-colture vegetali mantengono e arricchiscono la fertilità del suolo, consentendo biodiversità e salute del terreno. Senza contare che un'adeguata turnazione dei pascoli permette di evitare l'utilizzo di farmaci ecotossici e sovraccarico con degrado del terreno

Qualche esempio tratto dal sito sull'allevamento etico: Fattoria L'Aurora in Piemonte, l'azienda Pulicaro nella Tuscia Viterbese, Ciabot in Piemonte, La Cascina Lago Scuro in Lombardia e l'azienda agricola Campione Giuseppa in Gambino, in Sicilia tra i monti Sicani.

A Fa' la cosa giusta (Milano, 18-20 marzo)è uno dei temi con alcune aziende che praticano allevamento con bestiame allo stato brado, lo nutrono con mangimi naturali e biologici e lo macellano solo da adulto (e solo se la carne è già stata venduta, quindi senza sprechi): Biocarne Valtaro (Associazione di 10 piccoli allevatori di montagna che hanno deciso di unirsi per valorizzare l'allevamento allo stato semi-brado dei capi con tecniche ecologiche e sostenibili, creando un rapporto diretto con il consumatore. http://www.biocarnevaltaro.it/) , Azienda Agricola Valentino Campana (sull'appennino Parmense alleva bovini da carne, in particolare vacche della Razza pezzata rossa bavarese, nel rispetto del benessere degli animali che vivono liberi nei pascoli e vengono allattati dalle madri. La carne è certificata Bioagricert. http://www.campanavalentinocarnebiologica.it/) , Azienda agricola Molino a vento (Allevamento di capre garganiche e pecore sarde allo stato brado, produzione di formaggi tipici dauni. Allevamento maiale nero apulo-calabrese con produzione salumi. http://www.molinoavento.com/)

Tante aziende, specie a conduzione familiare e di tradizione, stanno modificando e migliorando in una direzione di allevamento etico, come quella agricola biologica di Felice Nicolai nella Tuscia

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