Lusso per gli arabi, a Roma si studia il galateo 'Muslim friend'

Servizi personalizzati, ristoranti certificati Halal, in crescita strutture accoglienti

  • A San Pietro turisti musulmani AntonChalakov iStock.
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(di Agnese Ferrara) Dopo Milano, lo shopping di Roma apre ai clienti dei Paesi Arabi e studia il galateo ‘muslim friendly’. Di fronte ad una domanda crescente di servizi di lusso da parte della facoltosa popolazione musulmana, la capitale si è scoperta piuttosto impreparata. “Il 65% dei ricchissimi turisti provenienti dal Medioriente, dai paesi OIC a maggioranza islamica e dai Paesi del Golfo, ha problemi di tipo alimentare appena messo piede in Italia. Non sanno dove mangiare Halal e spesso sono costretti a portare con sé perfino cuochi e camerieri, - spiega Anna Maria Aisha Tiozzo, presidente dell' ente di certificazione halal Italiano WHAD. – Non trovano strutture adatte, personale formato su esigenze di etiquette, lingua araba o ottimo inglese, orari flessibili e servizi personalizzati, privacy e security, offerte declinate tutte al femminile o tutte al maschile, familiy friendly eccetera. Mancano anche le strutture Halal dedicate ai musulmani, no alcool e muslin friendly”.
Precisa Tiozzo. “Il concetto di lusso, come ci dimostrano molti studi, risente anche delle differenze culturali. La percezione del lusso per un cinese, che corrisponde a ciò che lo abilita socialmente, è diversa dalla percezione di quello che è ritenuto lusso per un italiano, ovvero l’esclusività o per un tedesco, che punta alla qualità. Per un arabo il concetto di lusso si identifica sempre più con gusto, stile , unicità e hand made o personalizzazione. Per questo apprezza il made in Italy, sia nella declinazione grande griffe che in quella del pezzo unico artigianale. Il lusso in cucina, ad esempio, è poter trovare una opzione halal, cioè lecita secondo le prescrizioni alimentari islamiche, nei menù della tradizione locale”.  

Secondo la Farnesina la domanda turistica emiratina, seppure limitata a una popolazione di 9.1 milioni di abitanti, è caratterizzata da una clientela di lusso con un livello culturale medio alto e una sempre crescente propensione a viaggiare e a spendere. Precisa Tiozzo: “La spesa media pro-capite delle turiste saudite in cosmetici è di 40.000 euro l’anno, 30.000 l’uomo. Fanno shopping per abbigliamento e accessori, gioielli, arte, cosmesi e profumi, trattamenti estetici, beni e servizi di lusso personalizzati”.
Negli ultimi 3 anni c’è stata una esplosione del turismo di lusso proveniente dai paesi arabi che si recano nelle città come Milano, Roma, Firenze e Venezia. Afferma l’esperta: “Gli arrivi internazionali generati dai pesi del Medio Oriente sono destinati a raddoppiare nell’arco del ventennio passando dai 37 milioni del 2010 agli 81 milioni stimati nel 2030, ovvero 2 milioni in più ogni anno”.
Per colmare il gap di servizi di lusso per la popolazione musulmana di Roma e Lazio, venticinque operatori di Spa, centri estetici, hammam, parrucchieri, barbieri e truccatori, oltre a personal trainer, negozi di lusso, profumerie, gioiellerie e, ancora, fioristi, sartorie, personal shoppers, autisti, body guards, guide turistiche, ristoranti, hotel, catering e servizi di lusso della capitale tornano sui banchi di scuola partecipando al nuovo progetto di formazione e accreditamento ‘Italia Bayti’ (bayti, dall’arabo: a casa mia) a cura di Cna-Confartigianato di Roma, Whad-World halal development e l’agenzia specializzata in internazionalizzazione Nina. I promossi riceveranno il rating islamico ‘Crescentrating’ che assegna un punteggio da 1 a 7 alle strutture ed ai servizi. Il turismo musulmano non è affatto stagionale e affolla Roma 12 mesi l’anno con una elevata capacità di spesa: nel 2016 oltre 157 mila turisti in Italia provenivano dai paesi degli Emirati Arabi.

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