Motori ruggenti, l'amore italiano per le auto è un film

In attesa di Cars 3, un documentario nricostruisce la storia dei marchi italiani

(di Francesca Pierleoni) "La casa riflette ciò che sei, l'auto quello che vuoi essere". Parola di John Lasseter, che rendendo protagoniste le personalità dei veicoli, ha creato una delle saghe animate più amate della Pixar/Disney, Cars. In attesa del terzo capitolo, in uscita il 14 settembre, arriva il 25 e il 26 luglio in sala, sempre con Disney, Motori ruggenti, il documentario di Marco Spagnoli sulla passione che lega da sempre gli italiani alle auto e i tanti modi in cui questa 'febbre' ha coinvolto la Disney.

Si va dal nome 'Topolino', dato nel 1936 alla mitica 500 A dall'ingegnere Dante Giacosa (papà nel 1957 anche della nuova 500, simbolo della motorizzazione di massa), prendendo spunto dall'amatissimo personaggio dei fumetti, all'ispirazione per Cars, alimentata da un soggiorno di Lasseter in Italia (come spiega il maestro dell'animazione nel documentario).

L'amore degli italiani per le quattro ruote emerge dai numeri: nel nostro Paese abbiamo circa 50 milioni di veicoli a fronte di 60 milioni di abitanti, che nel 70% dei casi scelgono il made in Italy. Spagnoli, viaggiando tra passato e presente, mescola storia, costume e spunti della finzione animata, con immagini d'epoca (soprattutto dagli Archivi di Quattro Ruote e dell'Istituto Luce) e testimonianze di studiosi, piloti e appassionati famosi. Fra gli altri, Giancarlo Fisichella, Emanuele Pirro, Edoardo Leo, Prisca Taruffi, Sabrina Ferilli, Rolando Ravello, Ivan Capelli, Daniele Vicari, Alessandro D'Alatri, Matilda De Angelis, Matteo Rovere Fabio Concato, e dal mondo Disney insieme a Lasseter, il produttore e il regista di Cars 3 Kevin Reher e Brian Fee.
Un percorso che ci riporta alle piccole fabbriche familiari che già da fine del XIX secolo producono i primi modelli: tra il 1894 e il 1918 sono attivi in Italia 39 costruttori e alcuni di questi, Bianchi (1895), Fiat (1899), Isotta Fraschini (1900), Itala (1904), Lancia (1906), Alfa (1910), sono destinati a lasciare la loro impronta nell'industria automobilistica mondiale. Grazie alla qualità meccanica e del design ("la parte più importante, la più emozionale" sottolinea Ivan Capelli), nasce da subito il mito delle auto italiane, che diventano oggetti del desiderio anche all'estero. Un primato d'eleganza e prestazioni ("l'Italia ha in sé il senso della bellezza" commenta Sabrina Ferilli) che dopo la guerra viene incarnato da altri due marchi simbolo come Ferrari (1947) e Lamborghini (1963).

L'auto, dalle sue prime apparizioni, ispira poeti e filosofi, da D'Annunzio a Marinetti, e con le gare di velocità, emerge una nuova categoria di eroi, che resiste, nonostante i progressi tecnologici, fino ad oggi, i piloti. "La differenza tra Ayrton Senna e un pilota della domenica - spiega il regista di Veloce come il vento Matteo Rovere - è la percezione del limite". Oggi, mentre le auto del passato sono oggetti da collezione, si va sempre più verso veicoli a guida autonoma e la possibilità di sfruttare come 'strada' anche il cielo: in ogni modo "le persone - dice Brian Fee - troveranno sempre il modo di guidare". 

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