I bambini? Non sanno cos’è la menta. La credono il mojito di papà

Stimolare l’olfatto giocando a fare i nasi profumieri. Ecco 5 modi divertenti

  • Una bambina odora una foglia di menta in un orto botanico foto LDProd iStock.
  • Una bambina odora tulipani in un giardino foto ti-ja iStock
  • Museo Orto Botanico di Roma
  • Museo Orto Botanico di Roma, il laboratorio per piccoli profumieri
  • Museo Orto Botanico di Roma, il laboratorio per piccoli profumieri
  • Museo Orto Botanico di Roma, il laboratorio per piccoli profumieri
  • Museo Orto Botanico di Roma, il laboratorio per piccoli profumieri
  • Museo Orto Botanico di Roma, il laboratorio per piccoli profumieri
  • Museo Orto Botanico di Roma, il laboratorio per piccoli profumieri

(di Agnese Ferrara)  A che serve il naso? ‘A infilarci le dita dentro!’ dicono i bambini meno timidi che non conoscono le enormi capacità del proprio olfatto. Così succede che i ragazzini moderni confondano l’aroma della menta con ‘Il mojito che beve il mio papà”, oppure restino interdetti annusando l’essenza di rosa, che non conoscono. Gli odori invece completano le emozioni e rinforzano i ricordi, peccato sottovalutarli.
Le reazioni dei piccoli di fronte alle essenze e agli odori, buoni e sgradevoli, sono state raccolte i giorni scorsi al Museo Orto Botanico di Roma, 12 magnifici ettari con oltre 3.000 specie vegetali alle pendici del Gianicolo, durante il laboratorio ‘L’olfatto raccontato ai bambini’ organizzato da Accademia del Profumo.
“Nei corsi organizzati per i più piccoli ci rendiamo conto di quanto i ragazzi, bombardati da stimoli soprattutto visivi ed uditivi emessi da smartphone e tablet, non sappiano nulla del proprio naso né tanto meno del loro olfatto e in queste occasioni stimoliamo il loro quinto senso con esercizi olfattivi divertenti, - spiega Corinna Parisi, responsabile Accademia del Profumo che ha condotto il laboratorio romano. - “A che cosa serve il naso? Cosa succede nel nostro corpo quando annusiamo qualcosa? Riconosci questi odori e cosa ti ricordano? Passo dopo passo, li facciamo finalmente soffermare sul legame fra odori e sensazioni che, nel corso degli anni, legheranno ai loro ricordi più importanti. L’olfatto contribuisce alla conoscenza, rinforzandola. Accade così che noi adulti, ad esempio, annusando essenze agrumate, ricordiamo le vacanze passate in Sicilia da bambini o, al contrario, abbiniamo ricordi anche spiacevoli o ansiogeni a qualche odore che abbiniamo ad esperienze negative. Buone capacità olfattive, inoltre, ci aiutano ad allarmarci in presenza di pericoli che hanno sempre odori precisi. Infine un olfatto spiccato e selettivo costituisce il punto di partenza anche dei maestri profumieri più rinomati nel mondo e chissà che non servirà ai più piccoli per farne una magnifica professione da adulti”.


Sottolinea Loretta Gratani, direttore dell’Orto Botanico di Roma: “I profumi sono un forte filo conduttore che ci lega anche alla natura e alle piante e svolgono funzioni fondamentali. Ad esempio gli odori di valeriana, cumino, limone o salvia sono composti da molecole chimiche che hanno lo scopo di attrarre o allontanare insetti, erbivori, funghi e batteri. Una passeggiata nel Giardino dei Semplici o nel nostro Bosco Mediterraneo sollecita la vista con forme e colori e anche il nostro olfatto con intensi profumi che raggiungono il nostro animo. I bambini cittadini sono i benvenuti”.

Si può educare l’olfatto dai bambini facendoli giocare anche a casa. Ecco riportati alcuni dei principali passaggi del laboratorio del ‘bravo naso profumiere’ svolti negli orti botanici italiani. Li racconta all’ Ansa l’esperta Parisi in 5 punti:

1 . Allenare la mente: recuperando il vecchio ‘gioco degli assaggi bendati’, è la volta di mangiare col naso. Bendate i bambini, sottoponete sotto il loro naso, a breve distanza, in sequenza e separatamente, dei pezzetti di cioccolato, fragola, petali di rosa (preferibilmente raccolta e non acquistata dai fiorai che vendono fiori inodori), menta e limone. I partecipanti non devono toccare, solo annusare. Lasciate al bambino tutto il tempo che desidera per descrivere l’aroma e, qualora dovesse sbagliare non correggetelo. Fategli dire a quale colore associa quell’odore. Le risposte vi sorprenderanno. Poi chiedetegli ‘cosa ti ricorda?’ e lasciatelo raccontare senza interruzioni né giudizi.

2. Cosa si può sentire col naso? Fate scegliere fra queste risposte: odore, rumore, confusione, profumo, calore, colore, chiasso, aroma, musica. Il bambino può selezionare più di una risposta ma in realtà l’olfatto contribuisce a tutte queste sensazioni, parlatene insieme.

3. Gli odori sono buoni o cattivi? Elencate questi elementi: menta, pane, rosa, benzina, fieno, vernice, immondizia, pesce e carta. Quali i buoni e i cattivi? Successivamente analizzateli insieme, uno alla volta. Nessun odore è buono o cattivo, i gusti cambiano (ad esempio c’è chi gradisce l’odore di benzina, chi quello della vernice). L’olfatto è personale e alcuni odori sgradevoli sono ‘amici’ perché indispensabili per metterci in allarme (come non mangiare un cibo avariato).

4. Creare bei ricordi di famiglia: i bambini associano odori a ricordi che resteranno sempre tali. Un odore molto gradito è quello della colazione, da fare insieme e con prodotti da forno scaldati così che possa sprigionare aromi più intensi. Anche l’odore del caffè dei genitori che si diffonde in cucina concorre a farne ricordi indelebili.

5. Amare di più la scuola, con il naso: questo è il moneto giusto per annusare insieme ai propri bambini i nuovi libri di scuola, appena comprati. Fategli infilare il naso fra i fogli. Leggetene qualche pagina insieme, mostrate curiosità per i contenuti e chiedete al bambino di descriverne l’odore. Supportate l’operazione con frasi di incoraggiamento. Idem con i quaderni ancora bianchi, e con le nuove matite colorate o da temperare insieme. Perfino l’odore delle pellicole per foderare i libri insieme concorre alla creazione di un buon ricordo.

 

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