Art Deco, quando la grafica sognava il lusso

A Sogliano al Rubicone (Forlì) 300 opere collezione Parenti

  • Art Deco nella collezione Parenti
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  • Art Deco nella collezione Parenti - Locandina  mostra Art Deco_bassaris
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  • Art Deco nella collezione Parenti Vogue+March+1927
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  • Art Deco nella collezione Parenti DOMERGUE-ALICE-SOULIE

(di Nicoletta Castagni)  Un gusto, una moda, una sorta di frenesia di breve durata, ma travolgente, l'Art Deco' è nuovamente al centro di un'importante esposizione che fino al 16 luglio riunisce al Museo di Arte Povera di Sogliano al Rubicone una straordinaria selezione di lavori grafici, conservati nella Collezione Parenti. Allestite circa 300 opere, che raccontano la voglia di lusso, la gioia di vivere e le sfrenatezze estetiche di un'epoca votata alla bellezza, ma soprattutto alla modernità. Con il titolo 'Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell'epoca dorata successiva al Liberty', la mostra (che si svolge in felice concomitanza con la grande rassegna dei Musei di San Domenico di Forlì) porta negli spazi di Palazzo Marcosanti quello scenario di splendida creatività, fiorita in tutta Europa a partire dagli anni '20 e che in Italia ebbe incredibili ripercussioni sia nelle arti decorative sia nell'industria, fino a mettere le basi dell'eccellenza nazionale nel design.

Insomma i primi passi del Made in Italy, come raccontano anche i capolavori di grafica pubblicitaria e disegno, realizzati durante il periodo compreso tra il 1925 al 1940, selezionati dal curatore Andrea Speziali per offrire ai visitatori originali esempi Art Deco italiani e stranieri. Quello sviluppatosi tra 1919 e il 1930, e proseguito poi con varie differenziazioni nei decenni successivi, era uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale, che fioriva nel segno della ricerca del lusso e dalla piacevolezza, mentre la borghesia europea assisteva, con la dissoluzione degli ultimi miti ottocenteschi ad opera della prima guerra mondiale, alla mimesi della realtà industriale con la logica dei suoi processi produttivi. Una corrente estetica e di pensiero che in sé era una vera e propria evoluzione del Liberty, in un rapporto di continuità tramutatosi presto in contrapposizione. L'idea stessa di modernità, la produzione industriale dell'oggetto artistico, il concetto di bellezza nella quotidianità mutano radicalmente con il superamento della linea flessuosa, serpentina e asimmetrica legata a una concezione simbolista dell'universo, fino a dare vita a un nuovo linguaggio artistico, influenzato parimenti dalla spinta vitalistica esercitata da un lato dalle avanguardie artistiche e dall'altro dalla rivoluzione industriale. Così dal mito della natura si passa a rappresentare lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattaceli, le luci artificiali della città. Ecco dunque che nel Museo di Arte Povera, riconosciuto dall'Istituzione Italia Liberty quale istituzione particolarmente ricca di testimonianze dell'arte dei primi decenni del '900, si vuole con questa mostra valorizzare la produzione del periodo successivo attraverso il prestito di un nucleo importante di opere della collezione Parenti, in cui è stato raccolto un inestimabile patrimonio di arti grafiche del XX secolo. Esposte cartoline, locandine e manifesti pubblicitari a firma di autori italiani e stranieri che propongono rari esempi di Art Deco e di Art Nouveau, mediante i quali sono possibili interessanti confronti tematici e stilistici. Per quest'ultimo stile, la mostra fruisce della collaborazione con il Comitato celebrativo nazionale che ricorda Giuseppe Sommaruga, tra i protagonista del Liberty, di cui nel 2017 si celebrano il centenario dalla morte e centocinquantesimo dalla nascita.

Grazie alla possibilità di un dialogo tra i due stili succedutisi a cavallo della prima guerra mondiale, le opere grafiche allestite a Palazzo Marcosanti testimoniano la moda, il costume,il gusto per le illustrazioni propagatosi dall'Italia fino all'America, dove il Deco assunse i toni accattivanti, lussuosi, emancipati raccontati dalla commedia sofisticata hollywoodiana o dai ritratti di Tamara de Lempicka. Il panorama di un percorso di progresso e avanzamento della società, in cui entra addirittura in scena la storia del grande Gatsby. Si potrà infine ammirare la pellicola dell'americano Matthew Barney dal titolo 'Cremaster 3', prodotta nel 2002 e ambientata al Chrysler Bilding di New York nell'atmosfera Art Deco mettendo in luce persino il tema della massoneria.

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