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STATO-MAFIA: IN MEMORIA PROCURA STORIA DELLA TRATTATIVA

(di Lara Sirignano)   C'e' la caduta del muro di Berlino e i suoi effetti sugli scenari nazionali, c'e' la ricostruzione storico-sociologica di un'epoca, c'e' lo studio degli assetti di potere e delle ''aspirazioni'' della criminalita' organizzata: in 21 pagine la Procura di Palermo racconta cosa accadde nel Paese dal 1989 in poi. E tira le conclusioni. Cosa fu la trattativa Stato-mafia? Chi la volle e chi la rese possibile? Domande alle quali i pm che hanno depositato una sorta di summa di 4 anni di indagine, giunti ormai al vaglio del gip che dovra' decidere il rinvio a giudizio di 12 tra capimafia, politici e ufficiali dell'Arma, tentano di rispondere. Una memoria che rappresenta anche l'ultimo atto a Palermo del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, prima della sua partenza per il Guatemala. Partendo da lontano, da quando cioe' la fine della guerra fredda e il crollo del muro di Berlino fecero venire meno la ''giustificazione storica della collaborazione con la grande criminalita'''. Comincia cosi' la memoria che disegna le fasi del patto che la mafia avrebbe stretto con pezzi delle istituzioni. Comincia come cominciavano le conclusioni scritte, sempre dai pm di Palermo, su una grande inchiesta poi archiviata che prese il nome di Sistemi Criminali. Lo Stato a un certo punto volta le spalle alla criminalita'. Il vecchio sistema e' alle corde. C'e' la crisi economica, c'e' Tangentopoli. E' in questo quadro complessivo che va inserita la strategia di alleanze che Cosa nostra organizza in quella nebulosa e complessa fase storica di transizione tra Prima e Seconda Repubblica, quando concepisce un piano di destabilizzazione del quadro politico tradizionale. L'incipit e' l'omicidio dell'eurodeputato Salvo Lima, proconsole andreottiano in Sicilia, emblema dei vecchi referenti politici delle cosche. ''Dobbiamo fare la guerra allo Stato per poi fare la pace'', dice il boss Toto' Riina ai suoi. E cosi' tenta di fare nella ricerca di un nuovo soggetto col quale venire a patti. La morte di Lima spaventa molti: come l'ex ministro Calogero Mannino, tra i 12 imputati, che grazie ai suoi contatti coi carabinieri del Ros avrebbe iniziato a trattare per avere salva la vita. Ci sono i contatti tra gli ufficiali e l'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, trait d'union con il padrino di Corleone, poi c'e' il papello con le richieste della mafia allo Stato. Dopo l'arresto di Riina cambiano i referenti: entrano in scena Marcello Dell'Utri e il capomafia Bernardo Provenzano. Ma la logica e' la stessa. La ricerca del nuovo patto politico-mafioso. Nel '93 c'e' bisogno di dare una scossa al dialogo. E arrivano le bombe di Milano, Roma Firenze. ''Che - scrivono i pm - questa volta produssero qualche frutto'': l'allentamento dei 41 bis, un segnale di disponibilita' ad andare incontro ai desiderata di Cosa nostra''. La trattativa in questa fase arriva a toccare i piu' alti vertici istituzionali (accusati nella memoria della Procura di ''amnesia collettiva''). Sostituiti i ministri ritenuti troppo intransigenti come Claudio Martelli e Vincenzo Scotti, ecco Nicola Mancino al Viminale e Giovanni Conso alla Giustizia. E in questo mix mafioso-istituzionale boss e pezzi dello Stato agiscono ''in nome di una male intesa e percio' mai dichiarata ragione di Stato''. Nel reato commesso dai padrini - la violenza a Corpo politico dello Stato perpetrata con le bombe - concorrerebbero, secondo i magistrati, l'allora capo della polizia Vincenzo Parsi, il vicedirettore del Dap Francesco Di Maggio (entrambi morti) che, ''agendo entrambi in stretto rapporto operativo con l'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, contribuirono al deprecabile cedimento sul 41 bis''. Si arriva cosi' al 1994 quando, secondo il quadro ricostruito dalla Procura, la ricerca di Cosa nostra arriva al punto e il patto si salda. Il destinatario dell'ultima minaccia e' il neopremier Silvio Berlusconi. Si sfiora la strage con il fallito attentato all'Olimpico: messaggio intimidatorio chiaro che a Berlusconi sarebbe stato portato da Dell'Utri. Poi arriva la pace. ''Si completo', in tal modo - concludono i pm - il lungo iter di una travagliata trattativa che trovo' finalmente il suo approdo nelle garanzie assicurate dal duo Dell'Utri-Berlusconi''.(ANSA).

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