Padre Miguel Pertini, dall'Argentina missionario allo Zen
Parla il parroco nipote ex Capo Stato,servono esempi per giovani
30 aprile, 11:21Video
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29 aprile, 21:25
Padre Miguel Pertini, dall'Argentina missionario allo Zen
(di Antonella Lombardi) (ANSA) - PALERMO, 29 APR - ''Non si sceglie dove nascere, ma non e' detto che le culle peggiori non siano in grado di dare i migliori frutti''. Ne e' convinto padre Miguel Pertini, 44 anni, un sacerdote italo-argentino, proprio come Papa Bergoglio, lontano nipote del presidente della Repubblica, missionario nel quartiere San Filippo Neri di Palermo, noto alle cronache con l'acronimo di Zen, Zona Espansione Nord. La sua parrocchia conta oltre 37mila anime, quanto una citta'. Prima del trasferimento a Palermo, nell'ottobre del 2008, si e' laureato in Sacre scritture all'istituto biblico di Roma, ha studiato il tedesco e il cinese e l'ebraico. In quel cognome il segno delle sue radici italiane, ma anche un legame con capo dello Stato piu' amato dagli italiani. ''E' vero, Sandro Pertini era cugino di mio nonno Alfredo'' ricorda padre Miguel, che ha riscoperto da adulto il presidente mai conosciuto. ''Ho ammirato il suo stile di vita essenziale e la sua tenacia nel portare avanti un ideale - racconta - la sua spontaneita' nell'esultare in piedi, a Madrid, per la vittoria ai mondiali di Calcio del 1982 e allo stesso tempo la capacita' di battere i pugni sul tavolo quando e' stato necessario. Pochi come lui hanno saputo tenere unita una nazione in tempi violenti e di grande disgregazione''. E se il presidente Pertini diceva che ''i giovani non hanno bisogno di prediche, ma di esempi di onesta' e coerenza'', padre Miguel ripete che ''senza esempi concreti non c'e' possibilita' di redenzione''. Tempra dura di famiglia, anche se i primi tempi, in un quartiere con il record di atti vandalici e problemi, non sono stati facili. Ma dietro il viso affabile e il tono di voce gentile c'e' la fermezza di chi ha trasformato le difficolta' in sfide: ''L'Argentina e' profondamente italiana, nei vizi e nelle virtu' - sottolinea il sacerdote - per questo bisogna ripartire dall'uomo. E' un lavoro faticoso ma indispensabile, ma il missionario lavora sempre per preparare la strada a chi viene dopo. Se ciascuno lavorasse cosi...''. Il pensiero corre al testamento morale di un altro prete in trincea contro la mafia, padre Pino Puglisi, che amava ripetere: ''Se ognuno fa qualche cosa, allora si puo' fare molto'. ''Non c'e' oscurita' che non sia possibile illuminare - avvisa padre Miguel - spesso si parla del buio perche' magari conviene a tanti, per riscuotere fondi con progetti, o per avere voti. Ma quanti professionisti lucrano su questo sistema? Chi e' che da' da mangiare al pusher? Se parlassimo di tutto il bene che c'e' nel quartiere dello Zen, l'interesse calerebbe. Le tante famiglie oneste che qui fanno dei sacrifici enormi per i loro figli sono, nel senso piu' alto, dei santi in vita. E poi, se c'e' una virtu' del quartiere e' quella di essere limpidi; a differenza di altre zone agiate dove ci sono comunque i problemi ma c'e' anche tanto fariseismo. Il nostro compito e' aiutare i ragazzi a diventare cittadini, far capire che una scuola o una parrocchia sono anche sue''. Ogni giorno padre Miguel e' impegnato tra le attivita' della parrocchia e quelle del 'centro servizi culturali', un complesso di aule con una biblioteca gestito in collaborazione con la fondazione Falcone. ''Perche' bisogna lottare contro il falso mito della mafia che da' lavoro, togliere i ragazzi dalla strada, e la scuola o la parrocchia da sole non ce la possono fare. Il miglior rimedio e' la prevenzione, magari tenendo aperte le scuole fino a sera, piuttosto che spendere il doppio dei fondi a sanare le conseguenze di un delitto''. (ANSA).












