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Mafia: presidente testimoni giustizia, mi dò fuoco giovedì

Testimone campano, lasciato solo dopo intimidazione

29 marzo, 17:59
(ANSA) - ROMA, 29 MAR - "Cari amici scusatemi, ma dopo il silenzio da parte del ministero dell'Interno non mi rimane solo che darmi fuoco, non sono un perdente nè tanto meno un codardo, ma mi hanno tolto tutto, la speranza di essere un imprenditore libero, di lavorare nella mia terra e dare ai miei figli un futuro migliore". Inizia con queste parole una sorta di lettera aperta postata dal presidente dell'Associazione nazionale testimoni di giustizia, Ignazio Cutrò, su Fb. Cutrò, oggetto di minacce per aver detto "no" al racket e costretto a chiudere la propria azienda nel gennaio 2015, annuncia che si darà fuoco a Palermo, giovedì prossimo, davanti al monumento ai caduti nella lotta contro la mafia.

"Mi hanno fatto pagare per le mie proteste - scrive - per la nascita dell'Associazione nazionale dei testimoni di giustizia, per aver dato voce ai miei fratelli testimoni di giustizia. Mi hanno rubato il sogno che avevo fin da piccolo di diventare un imprenditore libero. Io sono fiero di essere siciliano e difendo la mia terra. Noi testimoni di giustizia siamo morti che camminiamo: la mafia non dimentica".

A parlare di solitudine e indifferenza da parte delle istituzioni, è anche il testimone di giustizia campano Luigi Coppola, il quale ha denunciato di essere stato intimidito, nei giorni scorsi, da due uomini in moto. "Nessuno, nè dell'arma, nè il prefetto e neppure il questore - scrive - si sono posti il problema della mia incolumità e tantomeno una parola di solidarietà mi e stata espressa dopo il vile e schifosissimo gesto da me subito. Questo è veramente disarmante, fa più male di uno sputo o di un colpo di pistola, e smentisce tutte le belle parole che ci vengono dette: "denunciate e non sarete soli". Ma io non mollo nè con la camorra, nè con le istituzioni o chi le rappresenta, e nel caso in cui la mia coerenza possa portarmi un danno irreparabile, la totale responsabilità sarà solo di coloro che oggi stanno tacendo senza intervenire", conclude Coppola.(ANSA).

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