Percorso:ANSA > Legalità > Musica, film e libri > Amleto da Rebibbia in streaming nei teatri del mondo

Amleto da Rebibbia in streaming nei teatri del mondo

Regista Cavalli, usciranno le vive immagini di attori-detenuti

25 maggio, 13:56
(di Simonetta Dezi) (ANSA) - ROMA, 25 MAG - E' un Amleto che parla i dialetti del Sud Italia quello messo in scena il 18 maggio nel carcere di Rebibbia dai detenuti-attori guidati dal regista Fabio Cavalli. Si tratta di una prova aperta. La prima è prevista per il 30 ottobre quando "Hamlet in Rebibbia" potrà essere visto in streaming contemporaneamente nei teatri italiani e, volendo, in quelli di tutto il mondo. Di sicuro sarà trasmesso al Teatro Studio del Parco della Musica nell'ambito della Festa del Cinema di Roma. "Con la connessione in banda larga - spiega il regista - saremo in grado di uscire, non con i corpi, ma con le vere, vive immagini dei nostri artisti". Intanto nella sala del teatro della casa circondariale studenti e professori dell'Università Roma Tre assistono alla prova aperta. Sul palco sono solo due le attrici professioniste gli altri sono detenuti. "State guardando dal buco della serratura cosa succede durante le settimane e i mesi di lavoro" avverte il regista prima che lo spettacolo abbia inizio. "Non si può fare in carcere il teatro che si fa fuori", ammette, ma vogliamo "far vedere in giro per il mondo come si può fare teatro contemporaneo".

"Lo spettacolo è poverissimo", spiega ancora Cavalli "non è l'Amleto, sono dei pezzi". Poi dei suoi attori-detenuti dice scherzando: "Non sono ancora pronti per andare in scena, dobbiamo provare molto". La compagnia è affiatata, esiste già da 15 anni e da tre anni ha il supporto degli studenti del Dams di Roma Tre che hanno un laboratorio obbligatorio da svolgere all'interno del carcere. Questa è un'occasione per "rafforzare quei ponti che già esistono tra la società civile e la società reclusa tentando di farli percorrere da tutte e due le parti", fa notare Valentina Venturini professoressa di storia del Teatro al Dams di Roma Tre. "Durante le prove, - aggiunge - durante il tempo dello spettacolo a comandare non sono le regole del carcere, sono le regole del teatro", "non solo grandissima serietà, grandissimo impegno, ma anche grandissima etica, soprattutto quella che incontriamo qui dentro". La luce si spegne e la scena si anima con quattro attori-detenuti che iniziano a recitare tra il pubblico e tra una battuta e l'altra raggiungono il palco. Fedele alla commedia shakespeariana "Hamlet in Rebibbia" è tuttavia una rivisitazione che è riuscita ad innovare il linguaggio, è un Amleto che parla i dialetti del meridione: siciliano, calabrese, napoletano. La semplificazione è solo apparente, perché il linguaggio diretto nulla toglie alla profondità del testo. Anzi lo riattualizza e ce lo rende più vicino, diventa cronaca contemporanea. Il marcio nell'antica Danimarca, diventa malaffare fra Roma, Napoli e Reggio Calabria dove non mancano le finanziarie del Nord. Amleto, il giovane principe, incontra il fantasma del padre ucciso che chiede vendetta così inizia ad indagare sui presunti colpevoli: lo zio e la sua stessa madre. Cerca sì vendetta, ma vuole anche le prove del delitto, vuole muoversi secondo giustizia.

Quando cala il sipario sulla prova generale gli applausi sono tanti la curiosità di vedere il debutto anche. Qualcuno dice "sarò in prima fila", "questa non me la perdo". Dopo saluti, abbracci, complimenti e strette di mano i detenuti salgono le scale esterne al teatro per rientrare nelle celle, sostano sui gradini per gli ultimi saluti, un cancello rosso li divide dal pubblico. Per loro ancora un lungo applauso, aspettando la prima di ottobre.

(ANSA).

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA