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ANSA/ Libri: Inerti, viaggio nell’ecomafia siciliana

Il romanzo di Giangravè nato dall’incontro con il boss Sch

07 maggio, 12:01
(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 7 mag - Il viaggio di una donna dentro se stessa, le tragedie di una terra avvelenata da rifiuti tossici, la sete di soldi e potere delle mafie: c'è tutto questo nel romanzo d'esordio della giovane giornalista palermitana Barbara Giangravè, dal titolo Inerti (Autodafè). Il libro, nato dal materiale che l'autrice ha raccolto per un'inchiesta poi non approdata a conclusione, racconta "una vicenda che prende spunto dalla cronaca", spiega la Giangravè all'ANSA, e che si lega al tema scottante delle ecomafie. Al centro c'è la trentenne Gioia, che tornata nel paese d'origine nell'entroterra siciliano, incontra un vecchio amico, malato di tumore come tanti altri nel territorio. Dal sospetto che i numerosi casi di cancro siano provocati dall'inquinamento dei suoli e delle acque della zona, inizierà per la ragazza un'indagine serrata, che la metterà faccia a faccia con il muro di omertà dei cittadini ormai rassegnati ma anche con i responsabili del disastro ambientale. Scritto con una penna affilata e precisa, il libro alimenta la voglia di scoprire come la storia si evolverà. Il bello di questa narrazione è che questa vicenda, seppure romanzata, odora di verità. Una verità scomoda, i cui esiti e le cui propaggini sono ancora da scoprire. Il libro ha avuto una gestazione lunga e laboriosa: la Giangravè, dopo essere stata improvvisamente licenziata (esattamente come accade alla protagonista Gioia, "ma questo è l'unico dettaglio autobiografico del libro", spiega) dal giornale online su cui scriveva, pensava solo al fatto che avrebbe dovuto abbandonare l'inchiesta su cui tanto aveva investito. Caduta in una sorta di impasse, a darle di nuovo la spinta per riprendere in mano l'inchiesta hanno poi pensato le parole del boss di camorra Carmine Schiavone, che svelava i particolari del traffico illegale di rifiuti: "Quando i verbali sono stati desecretati, io ho deciso di contattare Schiavone e di iniziare a scrivere di nuovo". Nelle parole del pentito, che ha parlato con lei un anno prima della morte (avvenuta nel febbraio 2015), la Giangravé ha infatti trovato materiale interessante: una serie di riferimenti allo smaltimento dei rifiuti tossici, non soltanto in zone di "competenza" del boss come la Campania, ma anche in Sicilia, a opera di Cosa Nostra.

"Sapevo che tutti i clan, anche i mafiosi, facevano quel traffico all'epoca… - dice il boss le cui parole sono riportate nella postfazione del volume - Era tutta una collusione tra affiliati, servizi segreti, Stato, mafia e immondizia". Leggendo il romanzo, ci si chiede perché una tale mole di dati non sia stata pubblicata come inchiesta giornalistica, che avrebbe potuto avere un respiro nazionale, ma abbia dovuto trasformarsi in fiction per arrivare al pubblico. "Su questa storia sono riuscita a pubblicare solo un lungo articolo, ma non è stato facile e ho ricevuto minacce di querela", spiega, "in Italia non ci sono editori puri, c'è più interesse per i finanziamenti che per i contenuti dei giornali. Con questo romanzo mi sono sentita libera". Sebbene non sappia di precisione i luoghi esatti dove presumibilmente potrebbero essere avvenuti gli intombamenti dei rifiuti, l'autrice ritiene che il problema riguardi "più province siciliane. Un'idea dei territori me la sono fatta, ma ancora non ho prove sufficienti".

Questa ricerca della verità riprenderà? "Perché no. Non vedo motivi per cui non farlo".

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