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Grasso, legalità è forza dei deboli, baluardo a sopruso

'Senato palazzo di Servizio, non di potere'

19 ottobre, 14:18

 - ROMA - "La legalità è la forza dei deboli, il baluardo contro la corruzione, la sopraffazione e il sopruso. In Italia c'è una crisi di legalità, ma tutti noi dobbiamo urlare un grande no all'evasione fiscale, ai favoritismi, allo svuotamento delle casse pubbliche allo sfruttamento degli immigrati". E' l'appello lanciato dal Presidente del Senato, Pietro Grasso, nella sua prolusione alla solenne inaugurazione dell'Anno accademico 2016-17 dell'Università Pontificia Salesiana. Da ex alunno dei salesiani, all'istituto palermitano Ranchibile, poi giovane magistrato e oggi seconda carica della Repubblica, Grasso ha illustrato alla platea di studenti e autorità le tappe della sua vita, sempre all'insegna del "senso del dovere in sè, della difesa dei deboli, della responsabilità e della lotta alla mafia, a favore di una democrazia realmente partecipata". Secondo Grasso, nel nostro Paese, purtroppo "nascere alle Vele di Scampia, alla periferia di Rosarno o allo Zen di Palermo può segnare il destino di una vita". Tuttavia, ha sottolineato rivolto ai ragazzi presenti, "tutti dobbiamo difendere e diffondere una cultura della cittadinanza attiva, della legalità", che a suo giudizio "è l' investimento più vantaggioso per un Paese perchè produce coesione sociale". In tal senso, Grasso ha ricordato che il Senato "non è un Palazzo del potere, ma un Palazzo del servizio, un luogo aperto". Quindi ha esortato tutti i ragazzi a "partecipare attivamente alle aggregazioni sociali, politiche, universitarie per sostenere le proprie idee, i propri sogni". "Oggi purtroppo - ha aggiunto c'è il rischio che una generazione perennemente precaria venga estromessa dalla vita adulta, dalla realizzazione dei propri obiettivi". Malgrado questi problemi molto gravi, Grasso ha chiesto ai giovani di non lasciarsi convincere che la politica e le istituzioni appartengano a una dimensione "distante dalle loro vite". "Siate protagonisti - ha aggiunto - e non spettatori del futuro del nostro Paese, abbiate una cultura della partecipazione". Grasso ha quindi ricordato come suoi maestri i giudici Cesare Terranova e Pietro Scaglione, ambedue vittime della mafia. Infine ha concluso citando una frase che gli rivolse Antonino Caponnetto, magistrato che guidò il pool antimafia, ai tempi del maxiprocesso: "Mi disse 'fatti forza, tieni sempre la testa alta e la schiena dritta, senti solo la voce della tua coscienza"

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