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Crociere in barca a vela per recupero minori a rischio

Onlus, traversate educano a rispetto regole e convivenza

21 luglio, 18:09

(ANSA) - PALERMO, 21 LUG - Spacciatori, rapinatori, ladri in crociera. Per il loro recupero la Onlus "Il Sorgitore", sede a Carabietta, nel canton Ticino, da quattro anni organizza campi estivi sul mare: traversate anche oceaniche di tre mesi (dalla Sicilia alle Azzorre) e nel Mediterraneo, per ragazzi "difficili". Insieme a loro viaggiano anche gli educatori delle strutture che ospitano i condannati. Navigano a bordo della 'Sun Kiss 47' e della 'Blizt', due barche a vela di 15 metri, ora ormeggiate nel porticciolo dell'Acquasanta a Palermo. I viaggi in mare per ragazzi a 'rischio' sono stati ideati per "educarli" al rispetto delle regole ed imparare a relazionarsi in un ambiente "neutro" - lo spazio ristretto della barca - dove la convivenza 'forzata' è d'obbligo. Dal molo della piccola borgata marinara una settimana fa l'armatrice di Locarno Cristina Lombardi e il suo equipaggio sono partiti con 8 ragazzi "speciali": 5 adolescenti svizzeri e 3 siciliani, che in comune hanno storie di disagio e vivono in strutture di accoglienza o comunità terapeutiche. Da tempo Lombardi, 56 anni, architetto con 40 anni di esperienza in mare, ha lasciato la sua professione per dedicarsi alla navigazione.

A bordo della Sun Kiss 47, che ha fatto tappa alle Eolie, c'erano anche Marco, 19 anni, e Daniele di 18 (nomi di fantasia) due dei tre ragazzi catanesi, che stanno scontando un periodo di messa alla prova: sono stati arrestati per associazione per delinquere e spaccio di droga. ''Sto scontando una pena di 30 mesi di messa alla prova - racconta Marco, che vive a San Giorgio, quartiere a rischio di Catania - sono stato arrestato 3 anni fa. Ho passato sei mesi e mezzo nel carcere minorile di Catania. Lì mi rispettavano tutti perché sapevano che venivo da San Giorgio. In quel periodo ho avuto modo di riflettere e ho capito che era ora di crescere. Ho capito che quella non è la mia vita, non sono nato per farmi la galera. La vita è una sola".

Daniele ha due occhi scuri e profondi che lasciano trapelare un velo di tristezza mentre racconta la sua esperienza in carcere: "E' stata dura vivere lontano dalla mia famiglia - dice ancora col piglio di chi crede che cambiare è possibile - Ho capito che chi sbaglia deve pagare e che i giudici fanno il loro lavoro. Adesso voglio pensare alla mia vita. Mi hanno dato una borsa lavoro per imparare a fare il pasticcere. Se riesco a imparare, andrò via dalla Sicilia, forse dall'Italia. Non è qui la mia vita". Francesca Andreozzi psicologa del centro Koros, che ha veleggiato come "educatrice-skipper" dice: "L'ufficio servizi sociali minori del tribunale ci segnala questi ragazzi. Alcuni di loro vengono arruolati per spacciare e fare soldi facili. In molti casi le famiglie da cui provengono sono consapevoli che i figli delinquono. Queste esperienze in barca a vela servono ai ragazzi per fare gruppo e a imparare il rispetto delle regole.

E' un percorso improntato alla cultura della legalità. La barca è un acceleratore di esperienze, un contesto neutro che aiuta a smontare costrutti mentali radicati".(ANSA).

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