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Mafia: colpo al mandamento di Bagheria, 21 arresti

I traffici dei boss tra questioni d'onore e voto di scambio

08 maggio, 20:25

  (di Lara Sirignano)  (ANSA) - PALERMO, 8 MAG - Una struttura piramidale con al vertice vecchi capimafia, le affiliazioni rituali necessarie a formalizzare l'ingresso dei nuovi uomini d'onore nel clan e business consolidati come le estorsioni e la droga. La mafia di sempre con la capacità, però, di riorganizzarsi rapidamente per non mollare il controllo del territorio. E' una Cosa nostra che perpetua le tradizioni, ma è in grado di adeguarsi ai tempi quella che emerge dall'inchiesta dei carabinieri che ha portato in carcere 21 tra boss, gregari ed estortori del clan di Bagheria (Palermo). Il capo, come tradizione vuole, è un boss dal curriculum importante: Giacinto Di Salvo, arrestato nel 1998 quando in carcere finirono i colonnelli del boss Bernardo Provenzano. Un capo vero, che mantiene il controllo della cosca tanto da essere criticato dai suoi per la rigidità e la tendenza all' accentramento. I cordoni della borsa li tiene, invece, Sergio Flamia, irascibile, dai modi violenti, anche lui con lunghi precedenti per mafia. Sotto di lui una serie di picciotti che fanno estorsioni, danneggiamenti, minacce. Equiparato a Flamia, ma con diverse mansioni, Carmelo Bartolone, scarcerato nel 2005, rientra a pieno titolo a "lavorare" nel clan. Anche lui ha i suoi "soldati" ai quali delega mansioni operative. Bartolone è latitante da qualche mese ed è riuscito a sfuggire alla cattura. Pure se alla pari nel secondo gradino della piramide della cosca, è Flamia la vera personalità. Tanto da essere ritenuto in grado di risolvere controversie di ogni tipo: anche di cuore. E' per questo che interviene in una delicata questione d'onore minacciando di morte il padre di un ragazzo che aveva una relazione extraconiugale con la figlia di un uomo d'onore. "Tieni a bacchetta tuo figlio - dice all'uomo in un'intercettazione -. A tuo figlio non lo cerco più, lo scanno, lo ammazzo come un cornuto". Parole che non lasciano spazio a equivoci e che convincono il giovane a lasciare l'amante. Nel clan si entra con la presentazione ufficiale o con il rituale della "punciuta" tradizione che "avvia un legame indissolubile di appartenenza", scrivono i carabinieri. E grande importanza ha l'addestramento delle nuove leve da un mafioso paragonate ai giovani cavalli da trotto. "Quando vedi che nella salita fanno le bizze, piglia e colpisci con il frustino che loro il trotto non lo interrompono", si sente in un'intercettazione. Secondo la tradizione anche le attività economiche della cosca: le estorsioni a tappeto, le rapine e la droga che torna ad essere business dei clan. Dall'indagine è emerso un traffico di ossicodone, un oppiaceo che dalla Sicilia veniva esportato in Canada. Ma Cosa nostra diversifica i suoi affari e punta anche sulle agenzie di scommesse sportive: i guadagni vanno al mantenimento delle famiglie dei detenuti. Resta forte, poi, la capacità della mafia di condizionare le dinamiche politiche. L'indagine svela una compravendita di voti che vede protagonista Giuseppe Scrivano, sindaco di Alimena, candidato alle regionali nella lista Musumeci e alle politiche con la Lega Nord. Avrebbe pagato 3000 euro in cambio della promessa di voti per le regionali. Soldi regolarmente fatturati alla voce "feste elettorali".(ANSA).

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