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Agnese Moro intervista Franco La Torre

Una doppia testimonianza nella giornata in ricordo di Impastato

09 maggio, 11:35
(ANSA) - PALERMO, 9 MAG - ''Non so se si possa definire eroe un cittadino che si impegna in politica e, ricoprendo cariche di responsabilita', decida di combattere la criminalita' organizzata di stampo mafioso''. E' quanto ha detto Franco La Torre ad Agnese Moro, in un'intervista contenuta nell'ultimo rapporto di Avviso pubblico sull'esempio di Pio La Torre nella lotta per la giustizia e presentato a Cinisi (PA) durante le manifestazioni in ricordo del 35/esimo anniversario dell'omicidio di Peppino Impastato. ''Oggi vale lo stesso, anche se lo spirito dei tempi non lascia ben sperare - prosegue La Torre in un'intervista che diventa una doppia testimonianza di giustizia e un confronto tra i due, l'uno figlio del primo parlamentare ucciso da cosa nostra in Sicilia, l'altra, Agnese, figlia dello statista Aldo Moro, ucciso dalle brigate rosse a Roma, nello stesso giorno in cui la mafia a Cinisi assassinava Peppino Impastato, inscenandone il suicidio.

''Se giustizia e' una sentenza di condanna degli esecutori e dei mandanti mafiosi del suo omicidio, allora si, mio padre ha avuto giustizia - dice Franco La Torre ad Agnese Moro - ma il suo assassinio si inquadra in un contesto piu' grande, dove poteri mafiosi piu' ampi hanno partecipato alla scelta di ucciderlo, allora no, in questo senso mio padre non ha avuto giustizia. Ma, se giustizia e' l'approvazione della legge Rognoni - La Torre (legge 646/1982) - conclude La Torre - avvenuta grazie anche al sacrificio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, allora si'. Se giustizia e' memoria del suo impegno nella coscienza pubblica, allora, ancora, si'. Vorrei che mio padre venisse ricordato come un esempio di buona politica, specialmente in un momento in cui della politica, piegata a miseri interessi, si fa strame''.(ANSA).

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