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Mafia: 500 studenti a Cagliari per ricordare vittime

Libera', in liceo Dettori i racconti dei familiari uccisi

22 marzo, 15:20

(di Manuel Scordo).

(ANSA) - CAGLIARI, 21 MAR - Oltre 500 studenti arrivati da diverse provincie della Sardegna hanno partecipato questa mattina alla 18/a Giornata regionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime della mafia, organizzata da Libera Sardegna nell'aula magna del Liceo Classico Dettori a Cagliari.

Una giornata per non dimenticare le vittime delle criminalita', anche quelle meno note, raccontando le loro storie grazie alle testimonianze dei familiari e ricordando i loro nomi uno per uno, come hanno fatto gli studenti. E proprio grazie al racconto dei parenti delle vittime della mafia che i ragazzi hanno potuto toccare con mano il dolore della perdita e la voglia di combattere contro ogni forma di criminalita'. ''Le persone come mio padre uccise dalla mafia hanno cambiato il volto della Sicilia e l'immagine dell'Italia - ha sottolineato Cesare Castelbuono, figlio del vigile urbano Salvatore Castelbuono ucciso a Villafrati nel palermitano il 26 settembre del 1978, da anni residente in Sardegna - si puo' lottare contro la mafia, ma non si puo' sradicare. Bisogna combatterla sempre, iniziando dalle scuole, perche' come diceva Caponnetto, la mafia teme di piu' la scuola che la giustizia. Mio padre aveva 46 anni quando e' stato ucciso, io ne avevo 16. Lo Stato nel 1978 non ci ha dato tanto, ci ha abbandonato, nessuno era ancora preparato.

Oggi invece c'e' tanto aiuto e supporto, anche psicologico. Noi all'epoca abbiamo sofferto, la mafia ci ha cambiati, ha condizionato le nostre scelte e la nostra vita''.

La mafia ha segnato la vita anche della famiglia di Emanuela Loi, (nella foto) uno degli agenti della scorta del giudice Borsellino morta nell'attentato del 1992: ''La mafia ha distrutto la nostra famiglia, oltre ad aver ucciso mia sorella, ha ucciso anche i miei genitori distrutti dal dolore - ha detto nel suo intervento Claudia Loi, sorella di Emanuela - per noi familiari e' sempre conforto partecipare a giornate come questa, anche se si riapre una ferita che il tempo non riesce a rimarginare. Mia sorella e' morta perche' voleva difendere i valori della legalita' e del vivere civile, aveva un gran senso del dovere, faceva il suo lavoro con orgoglio e impegno. Adesso il nostro dovere e impegno e' quello della memoria perche' il suo sacrificio non venga dimenticato. Noi ci sentiamo come delle sentinelle della memoria, dobbiamo tenere accese le lampade che illuminano la strada della legalita' e della giustizia, questa e' la nostra missione''.

Ha portato la sua testimonianza anche Pino Tilocca sindaco di Burgos, paese in provincia di Sassari e preside di una scuola di Cabras, vittima di una serie di attentati culminati nel 2004 con la morte del padre: ''Incontrare gli studenti e andare nel territorio e' importante - ha detto - cosi' possiamo riuscire a far penetrare in maniera piu' capillare il nostro messaggio di ricerca di giustizia, pace e legalita'. Dando agli studenti spunti di riflessione, li prepariamo per un futuro da cittadini responsabili. La mafia in Sardegna non credo si possa dire che esista, ma esistono comportamenti che sono assimilabili a quelli mafiosi, di controllo del territorio, di uso della violenza, di condizionamento dell'amministrazione pubblica. Io sono stato colpito da questo tipo di delinquenza''. (ANSA).

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