Don Puglisi: ex collaboratore,si metteva in gioco totalmente
Carini a Famiglia Cristiana, grazie a lui non diventai mafioso
07 maggio, 17:44 (ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG - ''Grazie a lui non sono
diventato mafioso''. Giuseppe Carini, collaboratore di giustizia
e teste chiave al processo contro i Graviano, i killer di padre
Pino Puglisi, ricorda cosi' in un'intervista a Famiglia
Cristiana il sacerdote del quartiere Brancaccio ucciso nel 1993
da Cosa nostra che verra' beatificato il 25 maggio a Palermo.
''Me ne parlo' un amico. 'Vieni a conoscere il nuovo parroco di San Gaetano. E' davvero in gamba', mi disse. Al primo incontro mi propose di dedicare un'ora alla settimana ai bambini di strada del quartiere. Mi diede in mano un pallone di cuoio e andai da loro. Comincio' cosi''', dice Carini, diventato suo collaboratore, su come conobbe don Puglisi. ''Mi spiazzava. Mi sfuggiva la sua logica - dice -. Ma mi affascinava e il mio impegno in parrocchia crebbe presto. Era bello vedere che questi bambini cresciuti troppo in fretta si affezionavano a te e al prete che si prendeva cura di loro. Padre Pino, uomo di vasta cultura, era consapevole che bisognava mettersi in gioco totalmente''. Cosa nostra pero' non poteva tollerare il suo operato e ci fu ''una veloce escalation di messaggi e minacce''.
E lui ''la prima domenica dopo l'incendio, alla messa delle 11 pronuncio' un'omelia durissima: ''Chi usa violenza e' paragonabile a una bestia'', affermo' rosso in faccia, visibilmente scosso. E aggiunse che se c'era qualcosa da dire dovevano rivolgersi a lui e non ad altri''. Fino al sacrificio estremo. Il piu' grande insegnamento di padre Pino? ''Ricordo una sua frase: ''Cristo e' morto per noi quando noi eravamo suoi nemici. E' l'amore oltre ogni limite. E' il motivo della nostra gioia''. Posso toccare la sua fede con queste parole. E cio' mi basta'', risponde Carini. E sulla scelta di fare il testimone di giustizia: ''So bene quanto cio' mi sia costato e quanto mi costera'. Ma ho fatto una scelta libera, di coerenza. E le ragioni che trovo per confermarla ogni giorno sono il volto e le parole di padre Puglisi''. (ANSA).
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''Me ne parlo' un amico. 'Vieni a conoscere il nuovo parroco di San Gaetano. E' davvero in gamba', mi disse. Al primo incontro mi propose di dedicare un'ora alla settimana ai bambini di strada del quartiere. Mi diede in mano un pallone di cuoio e andai da loro. Comincio' cosi''', dice Carini, diventato suo collaboratore, su come conobbe don Puglisi. ''Mi spiazzava. Mi sfuggiva la sua logica - dice -. Ma mi affascinava e il mio impegno in parrocchia crebbe presto. Era bello vedere che questi bambini cresciuti troppo in fretta si affezionavano a te e al prete che si prendeva cura di loro. Padre Pino, uomo di vasta cultura, era consapevole che bisognava mettersi in gioco totalmente''. Cosa nostra pero' non poteva tollerare il suo operato e ci fu ''una veloce escalation di messaggi e minacce''.
E lui ''la prima domenica dopo l'incendio, alla messa delle 11 pronuncio' un'omelia durissima: ''Chi usa violenza e' paragonabile a una bestia'', affermo' rosso in faccia, visibilmente scosso. E aggiunse che se c'era qualcosa da dire dovevano rivolgersi a lui e non ad altri''. Fino al sacrificio estremo. Il piu' grande insegnamento di padre Pino? ''Ricordo una sua frase: ''Cristo e' morto per noi quando noi eravamo suoi nemici. E' l'amore oltre ogni limite. E' il motivo della nostra gioia''. Posso toccare la sua fede con queste parole. E cio' mi basta'', risponde Carini. E sulla scelta di fare il testimone di giustizia: ''So bene quanto cio' mi sia costato e quanto mi costera'. Ma ho fatto una scelta libera, di coerenza. E le ragioni che trovo per confermarla ogni giorno sono il volto e le parole di padre Puglisi''. (ANSA).












