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Legalità: Borrometi a studenti Pescara, fate squadra

Giornalista siciliano riceve Premio Borsellino

20 maggio, 17:14
(ANSA) - PESCARA, 20 MAG - "Penso di aver fatto il mio lavoro. D'altronde un cittadino che vede un reato e non lo denuncia non è un buon cittadino e un giornalista che si gira dall'altra parte non solo non farà bene il suo lavoro, ma avrà la responsabilità di non aver informato. Certo è difficile vivere così. Sono stati tre anni difficilissimi con le minacce, l'aggressione, la vita sotto scorta". Così il giornalista ragusano Paolo Borrometi, oggetto più volte di intimidazioni, e che oggi vive sotto scorta, a Pescara, fra gli invitati del quarto appuntamento con il Progetto 'Educazione alla Legalità' proposto dall'Ipssar 'De Cecco' in collaborazione con l'Associazione 'Falcone e Borsellino' e finanziato dal Miur.

"Ogni sera - ha aggiunto il giornalista - torno a casa con la scorta di 5 Carabinieri e, per la mia battaglia contro la mafia, ho sicuramente perso un pezzo della mia libertà fisica.

Ma ho mantenuto la libertà di fare il mio dovere, e la sera, lontano dalla mia terra, dai miei affetti, spesso con le lacrime agli occhi, nel mio isolamento, la cosa più bella è comunque potermi guardare allo specchio, guardare la certezza di chi fa il suo lavoro con la convinzione che se tutti facessimo il nostro dovere, ne sarà comunque valsa la pena. Ai ragazzi dico però di fare squadra, perché da soli si muore, com'è accaduto a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: condividete la denuncia - ha spiegato agli studenti dell'Istituto Alberghiero 'De Cecco' e del Liceo Scientifico 'Da Vinci' - non isolate chi è particolarmente esposto, e, soprattutto, abbiate sempre il coraggio di denunciare quando qualcosa non va, ponetevi delle domande e cercate le risposte, abbiate la forza di andare controcorrente e di rivendicare i vostri diritti, perché per garantirvi quei diritti, delle persone sono morte".

A Borrometi è poi stato consegnato il Premio Borsellino dal consigliere regionale d'Abruzzo, delegato alla Cultura, Luciano Monticelli. "Penso che senza essere un eroe - ha aggiunto Borrometi - il giornalista deve fare solo il suo lavoro, come nel mio caso in una terra meravigliosa come la provincia di Ragusa, dove è morto un giornalista come Giovanni Spampinato e dove si è sempre negata la presenza mafiosa. Ecco, dove si nega la presenza mafiosa quello è il terreno fertile per la presenza mafiosa".(ANSA).

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