Altaroma apre con la petite robe blanche di Koefia

40 tubini bianchi tra statue facoltà di Lettere a La Sapienza

(ANSA) - ROMA, 23 GEN - Apertura "in bianco" per Altaroma che inaugura la sua kermesse con la mostra dell'Accademia Koefia all'Università La Sapienza, facoltà di Lettere e Filosofia, intitolata Petite robe blanche. In realtà, fu il little black dress, o petite robe noir, a conquistare la copertina di Vogue nel 1926. Era l'abito simbolo di Coco Chanel uno dei capi più amati del XX secolo. Ma a renderlo desiderato da tutte sarà quello nero di Givenchy indossato da Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany diretto da Blake Edwards (1961). Gli allievi dell'Accademia Koefia, in collaborazione con gli studenti del Corso di Laurea in Scienze della Moda e del Costume dell'Università La Sapienza di Roma, hanno immaginato un dialogo tra la petite robe blanche e non noir, e i calchi di gesso, copie tratte delle numerose statue originali dell'età classica, presenti nella Gipsoteca della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza.
    La mostra La petite robe blanche: un sogno in Bianco, mette in scena 40 tubini bianchi, allestiti sui tradizionali busti sartoriali, relazionarsi con le opere del Museo di Arte Classica che dal 1892, ha riunito una collezione di 1200 calchi che ripercorrono l'evoluzione della scultura antica greca e romana: un lavoro frutto dell'esercizio didattico del programma del secondo anno del Corso Triennale Bachelor in Fashion Design. I 40 abiti bianchi danno vita a una narrazione tessile che racconta le infinite evoluzioni possibili intorno a una forma semplice come quella del tubino. Ogni studente ha riletto il tubino. Un esercizio di stile che ha visto impegnati gli allievi nell'applicazione delle tappe fondamentali della modellistica e della confezione di alta moda che, con le sue complesse costruzioni, ripercorre la storia della moda nelle sue forme e tendenze, negli accenni di stile impero, negli appunti di romanticismo e nelle volute barocche, fino al modernismo degli anni '50, e ai nostri giorni. Il bianco diventa struttura architettonica e ci immerge "nel silenzio", come diceva Gianfranco Ferrè quando parlava delle sue iconiche camicie.
    (ANSA).
   

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