Il papa in Sinagoga, 'no all'antisemitismo'

"Ebrei e cattolici diano loro contributo assieme per risolvere i diversi problemi di Roma"

(ANSA) - ROMA, 17 GEN - "E' importante che ci incontriamo come frarelli e sorelle, insieme al cospetto del creatore". Così il papa parlando alla Sinagoga di Roma, il terzo pontefice negli ultimi 30 anni. "Voi siete fratelli maggiori nella fede", ha detto rivolto alla comunità ebraica richiamando l'espressione coniata da Giovanni Paolo II. Poi la condanna ferma: "'No' ad ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano". Il papa ha ricordato la deportazione degli ebrei romani nel 1943 verso i lager nazisti, "le loro sofferenze non devono mai essere dimenticate", ha detto.
    "Insieme, come ebrei e come cattolici, siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità per questa città - ha affermato ancora Francesco -, apportando il nostro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali". Frequenti applausi al discorso del papa dai circa mille invitati nel Tempio Maggiore.
   La visita del papa in Sinagoga è "un segnale molto forte che si oppone all'invasione e alla sopraffazione delle violenze religiose", ha detto il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, nel saluto rivolto a Bergoglio.
   Tra rigide misure di sicurezza l'arrivo di Francesco al Portico d'Ottavia: si è radunata una piccola folla di romani e turisti. Il Pontefice ha deposto fiori sulla lapide che ricorda la deportazione degli ebrei romani nel 1943 da parte dei nazi-fascisti e ha percorso poi Via Catalana fino all'effige in ricordo di Stefano Gai Taché, il bimbo ebreo ucciso ucciso nell'attentato palestinese del 1982. Anche qui il papa ha deposto una corona di fiori e incontrato la famiglia Taché e i feriti nell'attentato. Quindi Francesco a piedi ha raggiunto il Tempio Maggiore, tra i curiosi che scattavano foto e applausi.
   

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