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L'Ansa incontra Donato Iacovone: "Serve investire su ciò che è unico in Italia"

L'ad EY in Italia incontra i giornalisti dell'Agenzia

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"Serve investire su ciò che è unico in Italia", ha detto l'amministratore delegato di EY Italia, Donato Iacovone, nel corso del Forum 'Ansa Incontra', perché "la delocalizzazione è un fatto di competitività" internazionale che non può essere fermata senza contraccolpi. E' invece necessario "capire cosa può essere prodotto in maniera più competitiva che nel resto del mondo". La forza dell'Italia "è nelle nicchie, siamo eccellenze, che però creano sempre meno occupazione", spiega. Per questo è necessaria una "integrazione, di tipo verticale. Il valore si trova in quest'ultima, dal primo produttore fino al consumatore finale", lungo tutta la filiera.

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 "Dobbiamo incentivare chi è in grado di tirare la filiera delle piccole e medie imprese", ha aggiunto, portando ad esempio il settore della difesa, dove ci sono migliaia di imprese che producono per i big del settore. Perché, spiega, "se un problema è il ritardo nell'utilizzo del digitale e l'altro è la dimensione aziendale, allora dobbiamo almeno provare a far crescere le dimensioni di queste aziende".

Iacovone ha evidenziato che al momento "non siamo in grado di intercettare i nuovi lavori" e per questo "dobbiamo riorientare i fondi che abbiamo per una formazione diversa. E dobbiamo misurare l'impatto della nuova formazione per vedere in quanto tempo le persone riformate trovano un nuovo lavoro". Con l'arrivo delle nuove tecnologie, "dobbiamo cercare di capire i posti di lavoro che andranno persi e, per riuscire a intercettare i nuovi lavori che nasceranno, dovremo creare le competenze necessarie per farlo". Ma, sottolinea Iacovone, finora "non siamo stati in grado di riorientare la formazione per trovare queste specifiche competenze".

L'amministratore delegato di EY Italia ha quindi commentato il crescente ricorso alla tecnologia blockchain nel nostro Paese: "Può avere un impatto enorme, può essere un grande beneficio per la pubblica amministrazione; anche nei passaggi da un'amministrazione ad un'altra avere uno strumento che li certifica può essere molto importante", anche se al momento "molto è ancora legato alle iniziative dei privati". La blockchain, spiega Iacovone, è "un grande regalo" che ci ha portato il bitcoin, che "sembrava una grande rivoluzione, ma l'elevata incertezza e la mancanza di sicurezza lo hanno confinato in un angolo". Ma, a prescindere dagli alti e bassi che caratterizzano l'andamento della criptovaluta, la blockchain è ormai diffusa e, ad esempio nel mercato italiano, può servire per la certificazione della filiera produttiva. "Nel vino ci chiedono la certificazione per il mercato cinese, che non si fida più dei prodotti che vengono venduti come italiani", sottolinea.

In collaborazione con:
EY Italia

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