Cisl, per 4.0 riqualificare i lavoratori

Baretta, su competenze siamo ancora indietro

Redazione ANSA TORINO
(ANSA) - TORINO, 9 OTT - "Il piano del ministro Calenda ci dice che nei prossimi 15 anni più di 3 milioni di lavoratori dovranno essere riqualificati. Vuol dire che cambieranno lavoro per effetto dell'introduzione di nuove tecnologie. Quindi, è necessario che i lavoratori abbiano tutti gli strumenti per essere riqualificati e non espulsi dai cicli produttivi". Lo ha dichiarato il segretario confederale della Cisl Angelo Colombini, al convegno sul lavoro 4.0 organizzato dal sindacato al Teatro Vittoria a Torino. "E' compito della politica, delle imprese e dei sindacati ridare a questi lavoratori la possibilità di una riqualificazione pertinente, valorizzando l'esperienza attuale e rilanciando la giusta attenzione al capitale umano", ha sottolineato Colombini. Alla tavola rotonda sono intervenuti anche il sottosegretario all'Economia e Finanze, Pierpaolo Baretta, il presidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz, l'assessora regionale alle Attività produttive, Giuseppina De Santis, il presidente della Camera di Commercio Torino, Vincenzo Ilotte e il presidente dello Ial nazionale, Stefano Mastrovincenzo. "Stiamo facendo tante cose come Paese - ha detto Baretta - ma sulle competenze siamo ancora indietro. Le competenze non sono solo di tipo tecnologico, industriale o professionale, ma anche e soprattutto di tipo personale, nel quadro di riferimento formativo. Non è un caso che negli ultimi due anni abbiamo finanziato, l'anno scorso in modo particolare, il welfare aziendale o altre politiche in favore dei lavoratori. Si tratta di pezzi di un mosaico che costruisce un'idea anche di qualità del lavoro. In questa ottica il governo ha confermato gli investimenti 4.0, assumendo un approccio che mette in gioco l'insieme della persona. La qualità e il cambiamento sono soprattutto una attitudine mentale". "Questa evoluzione tecnologica così veloce - ha detto il segretario regionale della Cisl, Alessio Ferraris - può portare a problemi di tenuta occupazionale. Non fare formazione, soprattutto ai lavoratori con più di 50 anni, vuol dire condannarli a un futuro senza lavoro. E questo non possiamo permettercelo". (ANSA).
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