Dal taekwondo al green, Molfetta sfida Paratore

Olimpionico prova i primi colpi: "Ryder, che occasione. Londra gioia unica"

Redazione ANSA

(di Federico Colosimo)

   "La Ryder un'occasione unica: è l'Olimpiade vinta dall'Italia, un orgoglio. Il green mi ha stupito, giocare è bello e divertente. Il golf è uno sport che piace ed ha seguito, merita successo. Ancora qualche lezione e sono pronto a sfidare Renato Paratore...". Dalla palestra al green, Carlo Molfetta alla prima lezione di golf (andata in scena al Parco di Roma Golf & Country Club sotto la guida attenta del maestro Pancrazio Venanzi) lancia la sfida all'amico Paratore: "Preparati - scherza - presto ti batterò". Campione olimpico a Londra 2012 nella categoria +80 kg, Molfetta è stato a lungo il capitano della Nazionale italiana di taekwondo. In carriera ha vinto tutto: mondiali, europei, coppa del mondo, Universiadi e campionati italiani. Si è ritirato dall'attività agonistica nel settembre 2016, e pochi mesi dopo è stato nominato Team manager della Nazionale. "Il mio obiettivo - spiega - è quello di mettermi al servizio dei giovani e tramandar loro segreti ed esperienze. Vincere i Giochi di Londra 2012 il coronamento di una vita. Il mio sogno? Diventare presidente del Coni. Seguendo l'esempio di Malagò, una guida".".
    Per il 34enne di Mesagne, provincia di Brindisi, il golf è stato una scoperta, una passione nata durante le gare in Corea.
    "Lì - sottolinea - giocano davvero tutti. Questo è uno sport affascinante e l'edizione italiana della sfida Usa-Europa del 2022 darà a questa disciplina il successo che merita. L'Italia s'è guadagnata la Ryder Cup e sfrutterà nel migliore dei modi questa opportunità". Ai Giochi di Londra ha stupito il mondo battendo il colosso gabonese Anthony Obame in una finale spettacolare. Ma "The Wolf", questo il soprannome dell'azzurro, all'età di 12 anni aveva già previsto tutto. "Firmavo autografi in classe - rivela - e spiegavo a tutti che un giorno avrei vinto le Olimpiadi. Ce l'ho fatta. L'impresa di Londra mi ha ripagato di tanti sacrifici. A 17 anni, dopo la vittoria ai mondiali juniores, ho lasciato amici e famiglia per trasferirmi a Roma. Il centro sportivo di preparazione Olimpica "Giulio Onesti" all'Acqua Acetosa è diventato la mia prima casa. Quanti sacrifici, ma ne è valsa la pena. Rifarei davvero tutto. Il successo di Londra merito anche di mia moglie Serena. Lei ha accettato il mio stile di vita, orari impossibili e periodi di lontananza davvero lunghi. Quando ho deciso di smettere è stata felicissima.
    Pensava finalmente di poter passare più tempo con me. E invece ora - ride - viaggio più di prima". Molfetta ha mosso i primi passi nel taekwondo sotto la guida del maestro Roberto Baglivo, che a Mesagne "è considerato come un vero imperatore. Tornare lì è sempre bellissimo. E vedere i bambini in palestra crescere anche col mito di Molfetta è qualcosa di unico e speciale. I giovani sono il futuro di questo sport". Team manager della Nazionale italiana di taekwondo ma non solo. Appartenente al Gruppo Sportivo dei Carabinieri, dal 2016 ogni anno organizza un Camp estivo dedicato a ragazzi e ragazze di tutto il mondo. Tra allenamenti e divertimenti.
    "Un'esperienza unica lungo tutta la Penisola. Ovunque trovo affetto e passione. E la domanda è sempre la stessa: 'Perché hai smesso?'". Nessun futuro da maestro per Molfetta. "Non è il mio ruolo.
    Ho partecipato a un corso di management sportivo alla Bocconi di Milano. Studio per diventare presidente del Coni. Giovanni Malagò è un esempio da seguire. Una figura che non fa mai mancare sostegno e affetto agli atleti. Una persona più unica che rara".
   

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