Crociati e gomito ko: l'esperto 'si gioca troppo'

Il professor Perugia: "Bassa prevenzione e fretta di rientrare"

Redazione ANSA

"Tempi di recupero inesistenti per via d'impegni sportivi troppo ravvicinati. E ancora: gesti tecnici eseguiti in maniera poco corretta, bassa prevenzione ed impugnature sbagliate". Dario Perugia, professore universitario alla Sapienza, specialista in ortopedia e traumatologia, fa un quadro sulle problematiche che maggiormente affliggono gli sportivi.
    Dall'epidemia di lesioni al legamento crociato del ginocchio che continua a colpire i calciatori, passando per l'alluce valgo e il gomito (chiamati così in gergo) del golfista e del tennista. Un'infiammazione, quest'ultima, acuta e dolorosa dei tendini estensori dell'avambraccio. Simile ma comunque differente. Che può interessare regioni diverse: "L'epicondilo laterale - spiega Perugia - per quel che riguarda i tennisti e quello mediale per i golfisti. Si tratta di muscoli diversi che vengono impegnati in maniera continuativa fino ad arrivare a contrarre micro-traumi. Problemi dovuti al sovraccarico funzionale, sicuramente, ma anche ad altri fattori. Come l'impugnatura troppo stretta del bastone quando si pratica un backswing giocando a golf, con il problema che si manifesta maggiormente negli atleti che si allenano meno e colpiscono in maniera inappropriata la pallina. Mentre nel tennis l'epicondilite è dovuta al cambio d'impugnatura della racchetta ma anche dalla tensione delle corde, che non deve essere né troppo lenta né troppo stretta". Si tratta di un infortunio frequente, che non va assolutamente sottovalutato. I tempi di recupero naturalmente possono variare a seconda della gravità dell'infiammazione. Con il ricorso alla fisioterapia sicuramente importante.
    "Crioterapia (che si avvale dell'utilizzo del ghiaccio), laser, ultrasuoni o tecarterapia - sottolinea ancora Perugia - sono fondamentali. Ma in alcuni casi possono anche non risolvere il problema. Se c'è la necessità di un recupero rapido le infiltrazioni di cortisone accompagnate da un anestetico locale sono sicuramente consigliate. Ma queste comportano pure controindicazioni e un rallentamento della cura. Ci sono poi anche quelle con fattori di crescita con il PRP (plasma ricco di piastrine), che possono produrre buoni risultati per recuperi non immediati. Dopo circa 6 mesi di cure, se il problema dovesse persistere, la strada da seguire è sicuramente quella dell'intervento chirurgico. 'In cosa consiste?' Si eseguono perforazioni sull'epicondilo per creare un sanguinamento che porta alla formazione di un nuovo tessuto. Due-tre mesi e si potrà riprendere l'attività sportiva. L'operazione risolve il problema. Un consiglio: il riscaldamento e lo stretching prima e dopo gli allenamenti sono importantissimi. Così come il rinforzo della muscolatura che deve avvenire anche attraverso sedute di palestra". Figlio d'arte, il padre Lamberto era un ortopedico di fama internazionale e luminare nella chirurgia del ginocchio, Perugia nel suo studio in una clinica romana, una sorta di piccolo museo fotografico che lo ritrae al fianco di personaggi dello sport e del cinema - da Maradona ad Ancelotti passando per Boniek, Buffon, Pirlo, Elena Sofia Ricci e Isabella Ferrari - si concentra anche sui tantissimi infortuni alle ginocchia che continuano a colpire non solo i calciatori ma anche i cestisti.
    "L'incidenza, specialmente nel mondo del pallone, dei traumi a carico del ginocchio è aumentata a dismisura negli ultimi anni.
    La causa è dettata da un'assenza di preparazione pre-season dovuta ad impegni sempre maggiori". Non è colpa quindi dei preparatori quanto della preparazione. "I raduni estivi, effettuati peraltro in giro per il mondo, non giovano. Così come le prime partite dopo pochi giorni di allenamento. I tempi di recupero spesso, per colpa dei troppi impegni ravvicinati, sono nulli. E gli infortuni, per avere gli atleti subito a disposizione, non sempre vengono trattati in maniera adeguata. E questo può portare a lesioni recidive. Mi preme poi sottolineare che il più delle volte ci si rompe il crociato per colpa di movimenti torsionali innaturali e non dopo un contrasto di gioco. Ci può essere anche una predisposizione genetica a questi tipi di lesioni". La chiusura è dedicata invece all'alluce valgo del golfista.
    Si tratta di un'infiammazione ai tendini della prima articolazione metatarsica, associata anche in questo caso a movimenti torsionali ripetuti con l'appoggio dell'avampiede.
    "L'importanza delle scarpe da gioco - rivela Perugia - è fondamentale. Così come la scelta dei tacchetti. Servono calzature adeguate e non troppo strette. Occorre fare attenzione anche alla condizione di alcuni terreni da gioco e al continuo sali e scendi che questi richiedono". Con la medicina chirurgica che ha fatto passi da gigante. "Esistono oggi oltre 150 tecniche di correzione, la più usata è quella mini-invasiva percutanea che viene eseguita attraverso piccolissime incisioni con tagli nell'osso che possono portare a una correzione di queste deviazioni. Il vantaggio è notevole non solo per la durata dell'intervento chirurgico ridotto a pochi minuti ma anche per il recupero, con il decorso post-operatorio più facile e meno doloroso".
   

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