Il golf contro barriere e malattie

La storia di Alessandra Donati: "Sul green la mia rinascita"

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 8 MAR - "Il golf la chiave della mia rinascita. Iniziare a giocare mi ha permesso di accettare la malattia e di sentirmi finalmente uguale agli altri. Sul green ho trovato solidarietà, amici e pace interiore. Ho iniziato tardi, ma adesso non voglio più smettere. Un desiderio: sogno di vedere sempre più donne in campo". Quella di Alessandra Donati è una storia che tocca il cuore.
    Un esempio di come la vita vada affrontata di petto senza arrendersi mai. Nemmeno di fronte a una neuropatia demielinizzante progressiva e senza cura (che l'attanaglia fin dalla nascita), la Charcot-Marie Tooth (più nota con l'acronimo CMT), che si caratterizza per la perdita di tono muscolare e della sensibilità al tatto, in particolare agli arti inferiori al di sotto del ginocchio. Classe 1966, romagnola di Faenza (Ravenna), grazie al golf Alessandra è tornata a sorridere. "Ho cominciato a giocare nel 2012 - rivela all'Ansa - su consiglio di una mia cara amica. Non avrei mai immaginato che potessi appassionarmi così tanto.
    Credevo fosse impossibile competere con gli altri, specie nelle mie condizioni. E invece il green mi sta dando tante soddisfazioni. Questo è uno sport che supera davvero ogni barriera. E permette di giocare alla pari con il tuo avversario". Attualmente al 54/o posto del Ranking European Disabled Golf Association (associazione europea che raggruppa tutti i golfisti disabili) e 6a Lady assoluta, la Donati ci ha preso gusto. "Il 3 aprile parteciperò alla Pro Am del Campionato Nazionale Open - torneo dell'Italian Pro Tour - al Golf Club Le Fonti di Castel San Pietro Terme (Bologna). Poi andrò in Francia per un altro torneo e quindi gareggerò sia all'Open d'Italia che all'Open di Svezia per disabili". Il green l'ha stregata. "Voglio confessare una cosa. Con il golf ho imparato ad accettare la mia malattia. Prima di conoscere questo universo tutto era più difficile. Mi vergognavo e comportavo come se non avessi nulla. Era la cosa peggiore che potessi fare. Le persone mi evitavano guardandomi con molto imbarazzo. Camminavo in maniera goffa e soffrivo di complessi d'inferiorità. Da quando ho cominciato ad accettarmi, sul green è cambiato tutto. Ho trovato amici e solidarietà. E persone che si sono aperte raccontandomi dei loro problemi e, in alcuni casi, delle loro malattie. E' stato come rinascere, in maniera però consapevole". Forza di volontà e tenacia. Queste le caratteristiche di Alessandra. Che sul green non usufruisce di alcun vantaggio, se non di quello di poter contare su una golf cart (per spostarsi da una buca all'altra) per problemi certificati di deambulazione. E nel giorno della Festa della donna la Donati vuole esprimere un solo desiderio: "Vorrei vedere sempre più donne sul green per rendere finalmente questo sport, assolutamente non d'élite, meno maschilista. Sono sicura che grazie alla Ryder Cup e ai progetti della Federgolf l'Italia riuscirà in questa impresa. L'edizione italiana della sfida Usa-Europa - conclude - è un'opportunità unica per il nostro Paese. La FIG, che a livello di atleti paralimpici sta facendo un grande lavoro, mettendo a disposizione maestri e anche wild-card per partecipare a gare nazionali, riuscirà a centrare questa mission".
   

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