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Papa: a Cuba con Kirill, cade altro muro

Ha influito Putin. In Messico su migranti messa al confine Usa

CITTA' DEL VATICANO Post-it
(di Fausto Gasparroni e Nina Fabrizio) E' un altro muro che cade. L'incontro, annunciato oggi a sorpresa, che papa Francesco avrà il 12 febbraio all'Avana col patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, facendo tappa a Cuba nel viaggio che lo porterà in Messico, segna un'altra delle svolte "storiche" che il Pontefice argentino sta inanellando in una successione senza precedenti. Mai un Papa e un capo della Chiesa ortodossa russa si sono incontrati prima d'ora, e la tappa in territorio "neutro" - due ore di colloquio a tu per tu e la firma di una dichiarazione congiunta all'aeroporto "Josè Martì" della capitale cubana - segna un epocale riavvicinamento dopo secoli di distanze che sembravano incolmabili, contrasti, incomunicabilità. Lo storico risultato che Bergoglio porta a compimento con Kirill è stato un desiderio in cui né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI hanno avuto successo col precedente patriarca Alessio II. A tratti l'obiettivo era sembrato possibile, si era addirittura arrivati a fissare data e luogo, ma all'ultimo tutto era svanito nel nulla. Ora invece Francesco è riuscito nell'intento.

A quanto apprende l'ANSA, anche se l'annuncio ufficiale congiunto della Santa Sede e del Patriarcato di Mosca parla di un incontro "preparato da lungo tempo", per il 'rush' finale l'iniziativa è partita dai russi, soprattutto con l'indicazione del luogo, essendo in programmazione la visita ufficiale di Kirill a Cuba. E sul fronte russo, in particolare sul patriarca, avrebbe influito anche il presidente Vladimir Putin, di cui è nota la stima e l'altissima considerazione per papa Francesco, e secondo il quale erano ormai maturi i tempi perché si togliessero di mezzo le ultime barriere. Secondo quanti in Vaticano hanno seguito da vicino la pratica, i tempi si sono accelerati dopo l'udienza del Papa al presidente russo. L'incontro Francesco-Kirill a Cuba, tra l'altro, più che un punto d'arrivo sarà ora un punto di partenza, che potrebbe aprire la strada a nuovi storici passi (a quando il viaggio di un Papa a Mosca?) e anche a un più concreto avvicinamento tra la Chiesa di Roma e quella ortodossa, che a giugno vivrà un suo grande concilio a Creta. E si sa quanto l'attuale Papa abbia a cuore la questione ecumenica, vedendo nella divisione dei cristiani uno "scandalo" per il mondo e nella loro unità un fondamentale contributo alla comprensione dei popoli e alla pace.

Dopo lo scalo all'Avana, per il quale è stata anticipata di cinque ore la partenza del volo papale da Roma, il viaggio in Messico di Bergoglio proseguirà così come era programmato, con le tappe a Città del Messico, al santuario della Madonna di Guadalupe per l'omaggio alla patrona degli americani, in diocesi dove non erano stati altri Papi come Ecatepec, San Cristobal de Las Casas (nel Chiapas, ai confini sud col Guatemala), Morelia e a Ciudad Juarez, questa volta all'estremo nord, alla frontiera con gli Usa. Proprio qui, a conclusione del suo viaggio, nel quale il tema dei migranti è uno degli aspetti centrali, insieme all'attenzione alla questione indigena e alla diffusa violenza dei narcos, papa Francesco celebrerà una messa al confine con gli Stati Uniti, su un palco posto a soli 80 metri dalla rete metallica che divide i due Paesi per bloccare i transiti clandestini. Almeno 50 mila persone assisteranno alla messa papale da oltre la rete, dal versante Usa (oltre 200 mila, invece, sul lato messicano), e Francesco, arrivando in "papamobile" si fermerà anche a salutarli. "Ricordiamo che il Papa aveva detto che aveva pensato di entrare negli Stati Uniti dal Messico", ha rievocato oggi il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. Alla messa assisteranno anche gruppi di familiari di vittime dei narcos, compresi quelli dei 43 studenti uccisi, vicenda tra quelle che recentemente hanno suscitato più orrore.

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