Post-it

Papa, misericordia nucleo pontificato

Fin da primo Angelus. "Forza di rinnovamento, cambia il mondo"

CITTA' DEL VATICANO Post-it

(Di Fausto Gasparroni)  Che il valore della misericordia, cui ha voluto dedicare un Anno Santo straordinario, fosse il nucleo portante del pontificato di Francesco, più che dagli innumerevoli momenti in cui poi l'ha portato all'attenzione dei fedeli, lo si poteva capire già fin dai primi giorni dopo la sua elezione. Era il 17 marzo 2013, quattro giorni dopo la "fumata bianca", quando al suo primo Angelus in Piazza San Pietro il Pontefice "giunto dalla fine del mondo" toccò già questo tema. E i contenuti erano quelli che i fedeli di tutto il mondo hanno poi imparato bene a conoscere.

Subito prima, nella messa celebrata quella domenica nella parrocchia di Sant'Anna in Vaticano, aveva detto: "anche noi credo che siamo questo popolo che, da una parte vuole sentire Gesù, ma dall'altra, a volte, ci piace bastonare gli altri, condannare gli altri. E il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia". Quindi, a mezzogiorno di quel 17 marzo, un Angelus che colpì subito per il linguaggio semplice e bonario con cui Bergoglio si rivolgeva alla piazza. "In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un cardinale - il cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo - sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene...", affermò, commentando il brano evangelico di Gesù che salva l'adultera dalla condanna a morte. Il cardinale Kasper "diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E' il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po' di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto".

Poi un episodio, di quelli che a Bergoglio piace raccontare. "Ricordo, appena vescovo, nell'anno 1992, è arrivata a Buenos Aires la Madonna di Fatima e si è fatta una grande messa per gli ammalati. Io sono andato a confessare, a quella messa. E quasi alla fine della Messa mi sono alzato, perché dovevo amministrare una cresima. E' venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l'ho guardata e le ho detto: 'Nonna - perché da noi si dice così agli anziani: nonna - lei vuole confessarsi?'. 'Sì', mi ha detto. 'Ma se lei non ha peccato...'. E lei mi ha detto: 'Tutti abbiamo peccati...'. 'Ma forse il Signore non li perdona...'. 'Il Signore perdona tutto', mi ha detto: sicura. 'Ma come lo sa, lei, signora?'. 'Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe'. Io ho sentito una voglia di domandarle: 'Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?', perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso la misericordia di Dio".

Ma è in un'occasione successiva che Francesco ha delineato a fondo il suo concetto di misericordia come forza di rinnovamento della società, e - coincidenza forse non casuale - anche lì si trattava dell'apertura di un Anno giubilare: quello "Celestiniano" inaugurato da Bergoglio a Isernia il 5 luglio del 2014. "C'è un'idea forte che mi ha colpito, pensando all'eredità di san Celestino V. Lui, come san Francesco di Assisi, ha avuto un senso fortissimo della misericordia di Dio, e del fatto che la misericordia di Dio rinnova il mondo", disse il Papa argentino nel suo discorso nella piazza della cattedrale. "E sempre mi colpisce che con questa loro compassione forte per la gente, questi santi hanno sentito il bisogno di dare al popolo la cosa più grande, la ricchezza più grande: la misericordia del Padre, il perdono", aggiunse. La misericordia "è profezia di un mondo nuovo, in cui i beni della terra e del lavoro siano equamente distribuiti e nessuno sia privo del necessario, perché la solidarietà e la condivisione sono la conseguenza concreta della fraternità", scandì il Pontefice.

"Ecco allora il senso di una nuova cittadinanza", "ecco il senso attualissimo dell'Anno giubilare, di quest'anno giubilare Celestiniano, che da questo momento dichiaro aperto, e durante il quale sarà spalancata per tutti la porta della divina misericordia", aggiunse. "Non è una fuga, non è un'evasione dalla realtà e dai suoi problemi - disse ancora il Papa -, è la risposta che viene dal Vangelo: l'amore come forza di purificazione delle coscienze, forza di rinnovamento dei rapporti sociali, forza di progettazione per un'economia diversa, che pone al centro la persona, il lavoro, la famiglia, piuttosto che il denaro e il profitto". "Siamo tutti consapevoli che questa strada non è quella del mondo; non siamo dei sognatori, degli illusi, né vogliamo creare oasi fuori dal mondo. Crediamo piuttosto che questa strada è quella buona per tutti, è la strada che veramente ci avvicina alla giustizia e alla pace", proclamò ancora con parole profetiche. "Ma sappiamo anche che siamo peccatori, che noi per primi siamo sempre tentati di non seguire questa strada e di conformarci alla mentalità del mondo, alla mentalità del potere, alla mentalità delle ricchezze. Perciò ci affidiamo alla misericordia di Dio, e ci impegniamo a compiere con la sua grazia frutti di conversione e opere di misericordia. Queste due cose: convertirsi e fare opere di misericordia", concluse. Era la prima volta in cui la dizione "anno giubilare" si sposava alla parola "misericordia". Otto mesi dopo, il 13 marzo 2015, nella basilica di San Pietro, Bergoglio annunciava l'indizione dell'Anno Santo straordinario.

Archiviato in