Fede e cucina, le ricette dei pellegrini

Don Ciucci e don Sartor, "la tavola è occasione di accoglienza"

(ANSA) - ROMA, 10 MAR - Accoglienza, condivisione, dialogo: tutto questo è possibile intorno ad una tavola. E' quanto pensano due sacerdoti con la 'toque', che raccontano il Vangelo anche dietro ai fornelli. Sono don Andrea Ciucci e don Paolo Sartor, al loro quarto libro di ricette. In realtà un modo di guardare - come loro stessi tendono a sottolineare - "da un punto di vista gastronomico l'esperienza cristiana".

Entrambi milanesi ma da anni in servizio a Roma, don Ciucci in Vaticano dove è coordinatore di Segreteria della Pontificia Accademia per la Vita mentre don Sartor è alla Cei come direttore dell'Ufficio catechistico nazionale, da anni si dilettano tra pentole e padelle, perché anche la cucina, a loro avviso, è una via per condividere e trasmettere i valori del Vangelo. E dopo le ricette bibliche e quelle legate ai santi, arrivano i piatti dei pellegrini in "Nutrire l'anima" per le Edizioni San Paolo.

Non tutti sanno, per esempio, che il ciauscolo, tra i simboli dei prodotti alimentari made in Italy e in particolare delle Marche, significa piccolo cibo ed era quello che i pellegrini si portavano nella bisaccia nei lunghi viaggi a piedi. Ma resistevano a lungo anche le gallette che i pellegrini avevano sempre con loro nei viaggi, interminabili e non facili, che li portavano dall'Europa alla Terra Santa.

I due preti-chef hanno allora rivisitato le grandi vie di pellegrinaggio, dalla Terra Santa alla via Francigena, dal Cammino di Santiago di Compostela, in Spagna, ai pellegrinaggi più numerosi al mondo, quelli che portano al santuario mariano di Lourdes in Francia. Per tutti c'è una ricetta: gli 'zanzarelli', la minestra a base di uova e pangrattato che veniva servita nelle osterie nei dintorni di Roma per la gente che si recava in Vaticano dal Papa; oppure la 'empanada gallega', lo street food galiziano, una pizza ripiena di tonno e pomodori, che si mangia in Galizia, la patria dei pellegrinaggi verso il santuario di san Giacomo.

Ma il pellegrinaggio non è esperienza esclusiva dei cristiani, e allora don Ciucci e don Sartor propongono, tra le cinquanta ricette di pellegrini e viaggiatori, anche piatti della tradizione induista, come il 'sabji e pooris', o di quella islamica come la minestra di ceci, il piatto più gettonato per chi va in pellegrinaggio alla Mecca.

"Il cammino, con tutto quello che porta con sé, cibo compreso, è metafora della fede - spiegano i due sacerdoti - e le bisacce dei pellegrini raccontano eroismi e sacrifici, profumano di fatica ed entusiasmo, consegnano sapori di terre lontane o custodiscono l'aroma di casa". (ANSA).

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