Dall'Oglio: la sua "profezia messa a tacere" in Siria

Testimonianze su gesuita rapito. P.Lombardi, dedicata vita a pace

"Grazie, Paolo, per le strade che hai aperto, i ponti che hai costruito, le speranze che hai fatto germogliare e continui ad alimentare. Tutti crediamo che l'incontro con te - quando? dove? come? lo sa Dio - sia davanti a noi". Sono anche piene di commozione le parole che padre Federico Lombardi, ex portavoce della Santa Sede e ora presidente della Fondazione Ratzinger, scrive sul suo confratello gesuita padre Paolo Dall'Oglio, 'apostolo' per trent'anni del dialogo tra le fedi e le diverse culture, sparito nell'inferno siriano il 29 luglio 2013, probabilmente rapito a Raqqa da un gruppo di estremisti islamici vicino ad al Qaida.

"Da tre anni e mezzo non abbiamo più notizie di Paolo e la Siria continua a morire. Cos'avrebbe fatto Paolo in questo tempo se avesse potuto continuare a muoversi e a parlare? Cos'avrebbe fatto o detto di più per il popolo siriano di quanto aveva già fatto e detto fino a quel fatidico 29 luglio 2013?", scrive padre Lombardi nella prefazione di "Paolo Dall'Oglio. La profezia messa a tacere" (Edizioni San Paolo, 2017, pp. 218, euro 16.00), a cura di Riccardo Cristiano, in cui grandi firme del giornalismo, della cultura italiana e internazionale tengono accesi i riflettori sul rapimento del gesuita romano. Da troppo tempo, infatti, non si può ascoltare la voce di padre Dall'Oglio: la sua testimonianza si trasmette così attraverso le parole di chi lo ha conosciuto e amato, di chi vuole ridare vita a un messaggio di pace e dialogo perché riprenda il posto e la forza che aveva saputo guadagnare. Anche per non perdere il ricordo e, con questo, la speranza.

"Leggendo queste pagine mentre ogni giorno giungono notizie, voci e immagini sconvolgenti della distruzione di Aleppo, non possiamo non restare ancora una volta impressionati dalla chiarezza con cui Paolo aveva visto arrivare la tempesta e la tragedia del suo popolo, ne aveva capito la complessità e le cause, ne aveva letto i segni, aveva identificato le forze in gioco, aveva fatto appello senza possibilità di equivoci alle responsabilità degli attori del dramma... - sottolinea padre Lombardi - e aveva deciso di mettersi in gioco fino in fondo in prima persona in piena solidarietà con il suo popolo siriano, del tutto consapevole delle difficoltà e dei rischi. Rischi che erano ormai divenuti quotidianamente mortali".

Per l'ex portavoce vaticano, "sono pur sempre le sue parole, soprattutto le ultime - ben scelte nella parte centrale del libro - a toccarci con quella forza e quella passione che ha segnato e continuerà a segnare ogni nostro incontro con lui. Quando ci parla della speranza che lo animava: 'La speranza è dell'ordine del combattimento, non delle previsioni' (luglio 2013). Quando ci parla della morte del padre Murad: ?Il suo martirio è gloria per la Chiesa e pessima notizia per la rivoluzione siriana... La lotta è impari...' (ultima lettera, metà luglio 2013)".

Non mancano, nel volume, i contributi che permettono di ripercorrere le tappe della vita di Dall'Oglio, della sua vocazione religiosa, del suo incontro con l'Islam, con la Siria, del suo trovare nell'antico monastero di Deir Mar Musa "il luogo dove vivere e condividere la straordinaria esperienza di incontro e dialogo religioso tra cristianesimo e Islam". Fino all'espulsione nel 2011 da parte del regime di Bashar al-Assad.

"I segni e fatti concreti per un uomo dedicato e coraggioso come Paolo arrivano fino a mettere in gioco la vita", con il rientro in Siria nel 2013. "I figli del suo popolo gliene sono grati - annota Lombardi -. In queste pagine arriviamo a leggere: 'Padre Paolo è il simbolo della nostra speranza nella pace, una forza di ispirazione alla quale rivolgerci nelle ore difficili. Spesso mi sono chiesto: 'Cosa farebbe Paolo al mio posto?'. Oggi so solo che lo aspettiamo, attendendo di avere risposte ai nostri dubbi e consapevoli che Dall'Oglio è la Siria e noi siamo figli suoi".

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