Musei Vaticani ed Ebraico, prima mostra insieme

Apre esposizione su Menorà, "cooperazione riuscita ebrei-cristiani"

Per la prima volta lo Stato della Città del Vaticano e la Comunità Ebraica di Roma realizzano un progetto in cooperazione tra loro: una mostra che diventa così "un'iniziativa dall'alto profilo istituzionale sotto le insegne dell'unità, della reciproca comprensione e del dialogo interreligioso". Rappresenta una prima assoluta l'esposizione "La Menorà. Culto, storia e mito", allestita parallelamente nel Braccio di Carlo Magno dei Musei Vaticani e nel Museo Ebraico di Roma, che sarà aperta da lunedì prossimo, 15 maggio, fino al 23 luglio, come "segno di collaborazione riuscita tra ebrei e cristiani nella città in cui vivono gli uni accanto agli altri da oltre venti secoli".

La mostra racconta tramite le arti figurative (130 opere) la storia plurimillenaria, incredibile e sofferta, della Menorà: il Candelabro a sette bracci fatto forgiare in oro puro da Mosè per espresso volere di Dio, come è raccontato nel libro dell'Esodo, per essere collocato nel primo Tempio di Gerusalemme insieme agli altri arredi sacri in nome dell'alleanza con il popolo di Israele. Il peregrinare nei secoli e nei luoghi più lontani di questa mitica Lampada, così come fu per il popolo ebraico di cui simboleggia l'antico destino, restituisce una delle vicende più suggestive della storia dell'uomo degli ultimi tremila anni. Una vicenda che dalla storia si perde nel mito e nella leggenda.

L'avvincente storia della Menorà è ricostruita in mostra con un percorso ricco, costellato di capolavori d'arte che vanno dall'antichità al XXI secolo spaziando dalla scultura alla pittura, dagli arredi architettonici alle arti decorative, dai manoscritti alle illustrazioni librarie medievali e rinascimentali. A Roma, capitale dell'impero, la Menorà giunse nel 70 dopo Cristo, inaugurando il suo lungo peregrinare dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte delle truppe romane di Tito: finì come trofeo nel Templum Pacis edificato ai Fori per celebrare la conclusione vittoriosa della guerra giudaica. Ma soprattutto fu a Roma, in piena età imperiale, che la Menorà divenne il simbolo identitario più potente e rappresentativo della cultura e della religione ebraiche, nello stesso momento in cui vi prendevano forma definitiva i simboli del cristianesimo.

Da allora, divenuta emblema del giudaismo, tangibile evocazione della luce divina, dell'ordine cosmico della creazione e dell'antica alleanza, simbolo del roveto ardente, dell'albero della vita, oppure testimonianza del Sabato biblico, la Menorà comparve raffigurata in ogni dove, in oriente e in occidente: catacombe ebraiche a Roma, sarcofaghi, iscrizioni tombali, graffiti, monete, vetri decorati in oro, monili e gioielli, come mostra ampiamente la rassegna. Roma è anche la città in cui della Menorà si persero per sempre le tracce storiche nel V secolo, quando fu razziata dai Vandali di Genserico. Ma la duplice esposizione romana e vaticana documenta anche come in età medievale l'arte cristiana riprese le forme della Menorà per la creazione di candelabri in molte chiese.

La mostra, curata da Alessandra Di Castro, Arnold Nesselrath e Francesco Leone e che gode anche di prestiti dai più prestigiosi musei internazionali, si articola in tre grandi nuclei e in ulteriori sezioni per percorrere la storia reale e simbolica della Menorà, fino al XX secolo, quando il simbolo fa la sua comparsa sullo stemma del neonato stato di Israele, e al XXI quando sulle sue forme si esercita ancora la destrutturazione del linguaggio artistico. Tra i nomi di sommi artisti presenti nella rassegna, che sarà aperta dal quelli di Giulio Romano, Andrea Sacchi, Nicolas Poussin, Marc Chagall.

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