Papa, fare 'mea culpa' dei peccati contro il creato

'Conversione ecologica' anche per economia e politica. Attuare intesa clima

Come nel Giubileo del 2000 papa Wojtyla invitò i cattolici a fare 'mea culpa' per l'intolleranza religiosa passata e presente, così come per le ingiustizie commesse verso gli ebrei, le donne, i popoli indigeni, gli immigrati, i poveri e i nascituri, adesso, in questo Giubileo straordinario della Misericordia, è ora di fare altrettanto anche per "i peccati contro il creato". E' il richiamo rivolto da papa Francesco nel suo Messaggio per la seconda Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, da lui stesso istituita nell'agosto dello scorso anno e che ricorre oggi per la seconda volta, celebrata ecumenicamente insieme al mondo ortodosso. Giornata solennizzata anche con la celebrazione dei Vespri, da lui presieduta in San Pietro.

"In questo Anno Giubilare - afferma il Pontefice nel Messaggio -, impariamo a cercare la misericordia di Dio per i peccati contro il creato che finora non abbiamo saputo riconoscere e confessare, e impegniamoci a compiere passi concreti sulla strada della conversione ecologica". Conversione che dev'essere adeguatamente sostenuta dal "sacramento della Penitenza". Il Papa ricorda - ribadendolo anche con un tweet - che "Dio ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla con rispetto ed equilibrio". E "coltivarla 'troppo' - sfruttandola in maniera miope ed egoistica -, e custodirla poco è peccato". A proposito di questi "peccati" contro l'ambiente, elenca quelli indicati "con coraggio" dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo: "che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; compromettano l'integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; inquinino le acque, il suolo, l'aria". "Tutti questi sono peccati": infatti, "un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio".

Il Papa punta il dito sui mutamenti climatici, che "contribuiscono anche alla straziante crisi dei migranti forzati". "I poveri del mondo - denuncia -, che pure sono i meno responsabili dei cambiamenti climatici, sono i più vulnerabili e già ne subiscono gli effetti". "Quando maltrattiamola natura, maltrattiamo anche gli esseri umani", avverte. E' imperativo ascoltare "tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri". In più, "il pianeta continua a riscaldarsi, in parte a causa dell'attività umana: il 2015 è stato l'anno più caldo mai registrato e probabilmente il 2016 lo sarà ancora di più". Ciò causa "siccità, inondazioni, incendi ed eventi meteorologici estremi sempre più gravi". Insomma, ammonisce il Papa citando più volte la sua enciclica Laudato si', "Dio ci ha fatto dono di un giardino rigoglioso, ma lo stiamo trasformando in una distesa inquinata di 'macerie, deserti e sporcizia'. Non possiamo arrenderci alla perdita della biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi, spesso provocate dai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici". Francesco richiama tutti al "fermo proposito di cambiare vita", che deve tradursi in comportamenti concreti "più rispettosi del creato": uso oculato di plastica e carta, non sprecare acqua, cibo ed elettricità, differenziare i rifiuti, trattare con cura animali e piante, usare trasporti pubblici, condividere l'auto, ecc.

Ma la "conversione ecologica" deve riguardare anche la comunità e delle istituzioni. "L'economia e la politica, la società e la cultura - intima - non possono essere dominate da una mentalità del breve termine e dalla ricerca di un immediato ritorno finanziario o elettorale. Esse devono invece essere urgentemente riorientate verso il bene comune, che comprende la sostenibilità e la cura del creato". I governi hanno quindi "il dovere di rispettare gli impegni che si sono assunti" con l'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, "mentre le imprese devono fare responsabilmente la loro parte, e tocca ai cittadini esigere ce questo avvenga, anzi che si miri a obiettivi sempre più ambiziosi". Bergoglio, Papa 'ecologista' quanti altri mai, arriva perfino a istituire una nuova "opera di misericordia" - "la cura della casa comune" - che aggiunge all'elenco sia delle sette opere di misericordia spirituale, sia di quelle corporali. Un impegno concreto in più, nel segno dell'ambiente, per tutti i credenti.

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