Rebecca, io vittima Boko Haram perdono

Sabato vede il Papa, in Vaticano anche i familiari di Asia Bibi

(ANSA) - ROMA, 22 FEB - Due anni all'inferno e ritorno: Rebecca Bitrus, giovane nigeriana cristiana, è una delle ragazze che sono state rapite dal gruppo fondamentalista Boko Haram. Lei è stata prigioniera due anni, dal 2014 al 2016, e poi è stata liberata. Aveva 24 anni e con lei ha vissuto questa esperienza anche il figlio maggiore: erano due i bambini con lei al momento del rapimento, più uno in arrivo. Il più piccolo è stato ucciso subito, gettato nel fiume poco dopo il rapimento, ed è morto; poi ha perso anche quello che portava in grembo. Bastonate con il fucile, torture, violenze sessuali. Rebecca, una ragazza minuta, mostra ancora i segni sulle gambe e racconta di quando la colpirono in faccia con il fucile facendole saltare anche alcuni denti. Poi è rimasta anche incinta del suo carceriere e, una volta liberata, ha voluto tenerlo. "Non potevo vendicarmi, non era giusto che riversassi su una creatura innocente le violenze che io avevo subito": lo racconta così, con una grande semplicità. Ora quel bimbo, Christopher, a due anni e mezzo "e per me è un dono di Dio". E parlando dei suoi carcerieri aggiunge: "Ho perdonato, completamente, dal profondo del cuore".

Rebecca è a Roma perché sabato sarà una delle testimoni all'evento organizzato da Aiuto alla Chiesa che Soffre. Per accendere i riflettori sulla libertà di fede verrà illuminato di rosso il Colosseo. Sabato mattina la ragazza nigeriana, oggi 28enne, sarà ricevuta in udienza da Papa Francesco. Con lei ci saranno anche Ashiq Masih e Eisham Ashiq, marito e figlia di Asia Bibi, la cristiana condannata a morte in Pakistan con l'accusa di blasfemia e da nove anni in carcere. Ad accompagnarli - riferiscono dal Vaticano - sarà il direttore di Acs-Italia Alessandro Monteduro.

Oggi invece l'incontro con la sindaca di Roma Virginia Raggi: "Ho incontrato la figlia e il marito di Asia Bibi, pakistana condannata a morte per blasfemia in carcere dal 2009, e una donna nigeriana vittima di Boko Haram. A queste donne coraggiose va il supporto di Roma. Tutti insieme squarciamo il muro dell'indifferenza e del silenzio", ha fatto sapere la sindaca con un tweet.

"Sono molto contenta dell'opportunità di incontrare Papa Francesco - dice Rebecca - gli racconterò la mia storia, gli parlerò delle nostre difficoltà ma anche degli sforzi che sta facendo la chiesa" per arrivare ad un clima di dialogo e pacificazione nel Paese.

Dall'Africa, all'Asia, in Pakistan da dove sono arrivati a Roma i familiari di Asia Bibi, la donna accusata per aver bevuto un bicchiere d'acqua dalla fontana dove prendevano da bere le colleghe musulmane. Da lì la condanna a morte; la mobilitazione internazionale ha evitato finora l'esecuzione ma il processo segna rinvii su rinvii. Intanto la donna "vive in una cella continuamente sotto la videosorveglianza", racconta il marito. "Possiamo vederla solo una volta al mese per quindici minuti" All'inizio le condizioni erano anche più pesanti.

Sono cinque i figli che da nove anni crescono senza la presenza della madre a casa. "E' difficile, mi sento incompleta - racconta Eisham, 18 anni - ci sono cose che posso confidare solo a lei, non posso parlare di tutto con mio padre. Vi chiedo di pregare perché mia madre possa tornare da me". E' contenta di incontrare Papa Francesco la più piccola dei figli di Asia Bibi. "Spero di potergli dare un bacio, anche da parte di mia madre e delle mie sorelle".(ANSA).

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