Impagliazzo, S.Egidio da periferie a opera pace

"In Italia basta cavalcare paure, su migranti noi diamo risposte"

"La nostra linea di intervento principale è stata a partire dalle periferie. Sant'Egidio è nata nelle periferie, seppure la sua sede sia nel centro di Roma, a Trastevere. E' nata tra le periferie, con i bambini delle baracche sul Tevere: nel '68 c'erano 100 mila baraccati a Roma, ed è da lì che siamo partiti per arrivare fino alle periferie del mondo". Il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo, nel giorno in cui si celebrano i 50 anni di Sant'Egidio con una messa in Laterano celebrata dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, presenti il capo del governo Paolo Gentiloni e quello dell'Europarlamento Antonio Tajani, rievoca con l'ANSA il mezzo secolo di una realtà che dalla vicinanza ai "poveri e vulnerabili" ha portato la propria opera di pace alla soluzione di conflitti, come - suo storico successo - quello in Mozambico, tanto da meritarsi l'appellativo di "Onu di Trastevere".

"Il nostro spirito era di stare vicini all'uomo mezzo morto del Vangelo con l'atteggiamento del Buon Samaritano - spiega Impagliazzo -. E nelle periferie abbiamo incontrato la guerra. Il nostro continente è stato preservato a lungo dalla guerra, ma molte altre ce n'erano, come appunto in Mozambico. E la cooperazione con i Paesi poveri è inutile se c'è la guerra, perché la guerra distrugge tutto, è la 'madre di tutte le povertà', come dice il nostro fondatore Andrea Riccardi". Al successo in Mozambico, con "una mediazione tutta particolare, col sostegno del governo italiano", ne sono seguiti poi tanti altri, in un elenco lunghissimo.

"Noi ci siamo assunti la responsabilità della pace - osserva il presidente - sapendo che essere vicini ai poveri implica la necessità della pace". E una delle caratteristiche di Sant'Egidio, quella di saper coinvolgere e mobilitare tante energie dalla base sociale è spiegata da Impagliazzo con la capacità di "non escludere nessuno, non essere o per l'uno o per l'altro, riuscendo così a coinvolgere tanti soggetti", oltre che con "l'ascolto della realtà, a cui di solito invece si parla sopra: è così che nascono idee e soluzioni, stando tra la gente, ascoltando".

Di fronte agli attuali venti di guerra, addirittura alle nuove minacce nucleari, "non ci sentiamo scoraggiati - dice il presidente -. tanti risultati avuti si dimenticano, perché c'è una memoria corta, ma ci incoraggiano ad andare avanti. Fin al Mozambico restano nella nostra memoria e ci danno la spinta". "Va aggiunto - spiega ancora - che noi siamo una comunità cristiana, agiamo nella fede, nella prospettiva che ci dà il Vangelo, accompagnando sempre la nostra opera con la preghiera, oltre che con la conoscenza del mondo. Quindi non ci sentiamo scoraggiati, anzi: i nostri 50 anni ci danno la spinta, con l'idea di guardare alla realtà, ascoltare, conoscere".

E all'Italia cosa succede, con le ultime derive razziste e persino i rigurgiti fascisti? "Questo Paese è in preda a tante paure. Dalla crisi economica, che non si è saputo affrontare bene, la gente è più spaurita, si sente più povera, anche se magari non lo è. E nel mondo grande della globalizzazioni ci si sente più spaesati. Ma occorre non cavalcare le paure, non fomentarle, piuttosto dare risposte". Impagliazzo rimarca che sui migranti "quella dei corridoi umanitari, da noi realizzati con le Chiese evangeliche e i Valdesi, è una risposta concreta, che oltre ad accogliere mille profughi dalla Siria è servita a dire al mondo che bisogna aprire vie legali, oggi impedite ai migranti. E con le quote chiuse, ci si stupisce poi che ci siano tanti irregolari! Abbiamo mostrato come accogliere, integrare".

E per i prossimi 50 anni? "Ci auguriamo di lavorare per la pace: riuscire a portare la pace in tante parti del mondo, e anche di ricreare lo spazio per vivere insieme".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE: