Giubileo, il Papa chiude la Porta Santa di San Pietro

E' l'ultima ad essere chiusa per il giubileo della misericordia. Il rito si è svolto nell'atrio della basilica di San Pietro

Il Papa, dopo aver pregato in silenzio, ha tirato le ante e ha chiuso i battenti della porta santa di San Pietro, l'ultima ad essere chiusa per il giubileo della misericordia. Il rito si è svolto nell'atrio della basilica di San Pietro, dove il Papa è entrato in processione, con gli abiti liturgici, mentre veniva intonato l'inno del giubileo, "Misericordes sicut Pater".

"Tanti pellegrini - ha osservato il Papa nella messa conclusiva del giubileo, in piazza San Pietro, davanti a decine di migliaia di persone - hanno varcato le Porte sante e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bontà del Signore. Ringraziamo per questo - ha esortato - e ricordiamoci che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia. E proseguiamo questo nostro cammino, insieme".

"Quante volte invece, anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce: la forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest'Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all'essenziale", ha detto il Papa.


 

La delegazione ufficiale dell'Italia alla chiusura del giubileo della misericordia era guidata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e dal premier Matteo Renzi.

LA CERIMONIA DA SAN PIETRO

"Quante volte invece, anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce: la forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest'Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all'essenziale". Lo ha detto il Papa nella messa con cui chiude il giubileo. Il Papa, chiudendo il giubileo nella solennità di "Cristo re dell'universo", ha offerto una meditazione sulla regalità di Gesù, così diversa dalle regalità del mondo, e ha in particolare esaminato l'atteggiamento nei confronti di Gesù crocifisso, tanto lontano dalla figura di un re, dei tre gruppi di persone sotto la croce di Gesù: "il popolo che guarda, il gruppo che sta nei pressi della croce e un malfattore crocifisso". Cristo, ha commentato, non cede alla "tentazione di scendere dalla croce", dimostrando il proprio potere, la tentazione a che "prevalga l'io con la sua forza, con la sua gloria, con il suo successo. È la tentazione - ha rimarcato papa Francesco - più terribile, la prima e l'ultima del Vangelo. Ma di fronte a questo attacco al proprio modo di essere, Gesù non parla, non reagisce. Non si difende, non prova a convincere, non fa un'apologetica della sua regalità". "Siamo chiamati - ha spiegato papa Bergoglio - a lottare contro questa tentazione, a fissare lo sguardo sul Crocifisso, per diventargli sempre più fedeli. Quante volte invece, anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce. La forza di attrazione del potere e del successo - ha sottolineato il Pontefice - è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest'Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all'essenziale". Il giubileo che si chiude, "tempo di misericordia" chiama i cristiani a vedere il vero volto di Cristo e a "riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell'amore, missionaria. La misericordia, portandoci al cuore del Vangelo, ci esorta anche - ha spiegato papa Francesco - a rinunciare ad abitudini e consuetudini che possono ostacolare il servizio al regno di Dio; a trovare il nostro orientamento solo nella perenne e umile regalità di Gesù, non nell'adeguamento alle precarie regalità e ai mutevoli poteri di ogni epoca".

Oltre a quella italiana, sono presenti alla cerimonia di chiusura del giubileo 10 delegazioni: quella della Repubblica Centrafricana è guidata dal presidente Faustin Archange Touadéra; quella di Mauritius, dal primo ministro Xavier-Luc Duval; quella dell'Albania, dal ministro della gioventù Blendi Klosi; quella del Belgio, dal ministro del commercio estero Pieter De Crem; quella della Spagna, dal ministro della giustizia Rafael Catalá Polo; quella del Brasile, dal presidente della camera dei deputati, Rodrigo Maia; quella del Messico, dal capo ufficio del governo dello stato, Erasto Martínez Rojas; quella del Venezuela, dalla consulente del presidente della Repubblica, María del Pilar Hernández; quelle della Malaysia e della Siria, dagli ambasciatori presso la Santa Sede, Bernard Giluk Dompok e Santa Sede, Bernard Giluk Dompok e Hussam Edin A'ala.

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