Papa Francesco è atteso in Chiapas

Il Pontefice entrerà nel vivo di temi come la povertà della popolazione

Papa Francesco, al quarto giorno del suo viaggio in Messico, vola nel Chiapas, Stato all'estremo sud del Paese, ai confini col Guatemala, dove entrerà nel vivo di temi come la povertà della popolazione, i problemi delle comunità indigene, il dramma dei migranti latino-americani che da sud premono per entrare in Messico e attraversarlo, dirigendosi verso gli Stati Uniti.

Intanto dal Cremlino arriva il commento all'incontro tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill. Incontro che e' stato - dichiara il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, Dmitri Peskov - "unico, sia dal punto di vista del contenuto, sia dal punto di vista simbolico" nonché per "la difesa dei diritti dei cristiani in tutto il mondo, soprattutto in quei luoghi dove non solo bisogna difendere gli interessi, ma anche la vita dei cristiani".

Il Pontefice partirà in aereo da Città de Messico alle 7.30 locali (le 14.30 in Italia) arrivando a Tuxtla Gutierrez, capitale dello Stato del Chiapas, alle 9.10 (16.10) dopo un volo di circa 750 chilometri. Subito dopo si trasferirà in elicottero a San Cristobal de Las Casas, dove alle 10.15 (le 17.15 italiane) celebrerà la messa con le comunità indigene nel Centro sportivo municipale: una messa officiata anche in tre lingue delle comunità locali. Alle 13.00 (20.00) è previsto quindi il pranzo con i rappresentanti degli indigeni. Alle 15.00 (le 22.00 in Italia) Francesco andrà in visita alla cattedrale di San Cristobal de Las Casas, dove potrebbe pregare sulla tomba di monsignor Samuel Ruiz Garcia, già vescovo della città, difensore dei diritti delle popolazioni indigene del Messico e dell'America Latina. Alle 15.35 (22.35) il Papa tornerà in elicottero a Tuxtla Gutierrez, dove alle 16.15 (le 23.15 italiane) incontrerà le famiglie nello stadio "Victor Manuel Reyna". Il volo di ritorno per Città del Messico è previsto per le 18.10 (1.10 di domani in Italia), con arrivo poco meno di due ore dopo.

GUARDA LA DIRETTA WEB DA TV 2000

Il Papa ha incontrato alla Nunziatura di Città del Messico un gruppo di sei gesuiti e ha avuto una breve conversazione con loro. Lo ha riferito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, in un briefing con la stampa. "Un piccolo incontro con i gesuiti, un incontro informale tra confratelli - lo ha definito Lombardi -, avuto questa sera quando il Papa è arrivato dopo la visita all'ospedale. Ha avuto una piccola conversazione, molto amicale". I Gesuiti hanno donato al Papa una reliquia di padre Miguel Agustin Pro, gesuita messicano, beatificato come martire da papa Giovanni Paolo II il 25 settembre 1988. Padre Pro svolse la sua missione durante la persecuzione anticattolica del governo messicano negli anni Venti. Fu fucilato senza processo, a causa della sua attività pastorale, il 23 novembre del 1927. Papa Francesco è ora interessato per la canonizzazione del sacerdote. "Un dono molto affettuoso - quello della reliquia, secondo padre Lombardi - e molto gradito dal Papa".

Durante la visita di papa Francesco a Ecatepec, città-satellite della capitale messicana, "circa 300 mila erano le persone che hanno assistito alla messa nell'area del Centro Studi, mentre altre centinaia di migliaia di persone lo hanno salutato al suo passaggio in 'papamobile' lungo la strada, per un totale di quasi un milione di persone". Lo ha affermato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in un briefing con la stampa. Nel dirigersi in elicottero a Ecatepec, ha riferito Lombardi, il Papa ha anche sorvolato la piramide precolombiana di Teotihuacan, uno dei siti archeologici più importanti del Messico e di tutto il Centro-America. Il portavoce vaticano ha anche spiegato che, nella conversazione in serata in Nunziatura con un gruppo di gesuiti, è stato chiesto al Papa quale sia il principale sentimento che prova in questa sua visita in Messico. "Tutta questa gente, questa moltitudine nelle strade, con questa speranza di vedermi, di salutarmi con tanto amore - ha risposto Francesco - mi dà il senso della gratuità: viene per un amore gratuito, per un sentimento di vicinanza e amore per il Papa, totalmente gratuito".

Papa Francesco, al seminario diocesano di Ecatepec dove ha pranzato con il seguito, ha lasciato una scritta per futuri sacerdoti in cui li ha esortati a non essere "chierici di Stato". "Che tutti coloro che in questa casa si preparano al presbiterio, tengano a mente sempre Gesù Cristo, il Signore e la sua Madre Santissima. Che loro li preparino a essere pastori del popolo fedele a Dio e non 'chierici di Stato'. Francesco", ha vergato il Papa in spagnolo. La foto della dedica autografata è stata twittata da padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, religioso molto vicino al Pontefice.

Papa Francesco ha visistato anche l'ospedale pediatrico "Federico Gomez" di Città del Messico, uno dei più importanti del Paese. Il Pontefice vi è stato accolto dalla "primera dama" Angelica Rivera, moglie del presidente messicano Enrique Pena Nieto, dal ministro della salute, dai dirigenti e dal personale della struttura. Dopo l'incontro nell'auditorium con i bambini, i genitori e il personale medico e paramedico, il Papa si è recato all'Unità di Emato-Oncologia (ludoteca e reparto di chemioterapia) al secondo piano e ha visitatoin forma privata i bambini degenti, compresi due piccoli guariti dal cancro. Più di 8 mila pediatri messicani hanno ricevuto la loro formazione nell'ospedale, che invia regolarmente decine di medici per specializzarsi all'estero. Esso dispone di 212 posti letto distribuiti fra 30 specialità mediche e chirurgiche. Papa Giovanni Paolo II visitò la struttura durante il suo primo viaggio in Messico, nel 1979.

 

A Cuba storico incontro con il patriarca Kirill - Con Kirill è stata una conversazione di fratelli. Abbiamo parlato con tutta franchezza. Sono rimasto felice". Sentir raccontare lo storico colloquio col patriarca di Mosca e di tutte le Russie direttamente dalla voce del Papa: tale la gioia e l'entusiasmo di Francesco per l'avvenuto incontro, che il Pontefice ne ha voluto fare partecipi i giornalisti subito dopo, durante il volo che dall'Avana lo ha portato a Città del Messico.

 

"Voglio dirvi i miei sentimenti - ha esordito Bergoglio -. Prima di tutto i sentimenti di accoglienza e disponibilità del presidente Raul Castro". Il Papa ha rivelato anche un retroscena della preparazione dell'incontro con Kirill. "Io avevo parlato col presidente Castro di questo incontro l'altra volta (nella sua visita dello scorso settembre, ndr) ed era disposto a fare tutto - ha raccontato -. E lo abbiamo visto: ha preparato tutto per bene. Per questo vorrei ringraziarlo".

 

 

"Secondo, col patriarca Kirill, è stata una conversazione di fratelli - ha proseguito -. Punti chiari, che ci preoccupano tutti e due. Ne abbiamo parlato con tutta franchezza. Io mi sono sentito davanti a un fratello. E anche lui mi ha detto lo stesso". "Due vescovi - ha spiegato il Pontefice - che parlano delle situazioni delle loro chiese. Poi della situazione del mondo, delle guerre, guerre che adesso si rischia non essere più tanto 'a pezzi', ma che coinvolgono il mondo". Poi "della situazione dell'ortodossia, del prossimo sinodo pan-ortodosso".


L'ABBRACCIO TRA FRANCESCO E KIRILL

"Ma io vi dico davvero - ha ribadito il Papa -, io sentivo una gioia interiore, una gioia del Signore. Lui parlava liberamente e anche io parlavo liberamente. Si sentiva la gioia, i traduttori erano bravi, tutti e due". Bergoglio ha confermato che "è stato un colloquio a sei occhi: il patriarca Kirill e io, sua eminenza il metropolita Hilarion e il cardinal Koch, e i due traduttori. Ma con tutta libertà: parlavamo noi due, gli altri facevano qualche battuta". Terzo punto. "Si è fatto un programma di possibili attività in comune - ha annunciato Francesco - perché l'unità si fa camminando. Una volta io ho detto che l'unità si fa nello studio, nella teologia, ma verrà il Signore e noi saremo ancora lì a costruire l'unità". "L'unità si fa camminando - ha ripetuto -, che almeno il Signore ci trovi che stiamo camminando". Dopo le due ore di colloquio, "noi abbiamo fatto questa dichiarazione che avete in mano", ha quindi aggiunto il Papa. "Ci saranno tante interpretazioni, tante", ha pronosticato, "se c'è qualche dubbio padre Lombardi potrà dire il significato della cosa". "Non è una dichiarazione politica - ha rimarcato Francesco -, non è una dichiarazione sociologica, è una dichiarazione pastorale. Anche quando si pala di secolarismo, di cose chiare, la manipolazione biogenetica, è pastorale, di due vescovi che si sono incontrati con preoccupazione pastorale. Io sono rimasto felice". E adesso, ha concluso con un sorriso pensando all'arrivo a Città del Messico, "mi aspettano 23 chilometri di 'papamobile' aperta".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA