Pianeta Terra 2020, il futuro è oggi: le parole hi-tech da conoscere

Pianeta Terra 2020, il futuro è oggi: le parole hi-tech da conoscere

Agli anni ’20 del nostro secolo manca molto poco, ma la “nuova” tecnologia è già qui. Oggi, in nuce, possiamo già osservare le tendenze che a breve caratterizzeranno la tecnologia di tutti i giorni: non stiamo parlando di robot futuristici o ologrammi, ma dei veri oggetti hi-tech che conosceremo e impareremo ad usare tra pochissimo. Oggetti (o servizi) che, è bene dirlo, sono l’evoluzione di un nuovo concetto che si è fatto strada negli ultimi trenta anni, sempre meno materia e sempre più concetto. Ecco quindi i mondi hi-tech a portata di mano per l’uomo del 2020, che sia pronto o meno.

Internet of Things, l’internet delle cose.

Dell’IoT si è parlato dai primi anni 2000, ma solamente da quando le fotocamere dei cellulari hanno ucciso le macchine fotografiche si è capito davvero che la possibilità che ogni oggetto di uso comune potesse avere un “upgrade” sempre connesso alla Rete globale era concreta. Anni dopo, esiste una versione Wi-Fi di tutto, dai letti alle pentole a pressione passando per gli assistenti vocali che controllano tutti gli oggetti intorno a loro. L’internet delle cose è questo: gli oggetti dialogano tra loro e rendono la vita più semplice all’essere umano. Abbiamo impiegato quasi un decennio per capire che cosa fosse il Cloud, e ora dalla nuvola inizia a piovere una tempesta di apparecchi intelligenti. Allo stato attuale delle cose, la maggior parte delle soluzioni IoT è legata alla sicurezza e al risparmio energetico domestico, ma presto anche gli elettrodomestici o i mobili, fino ai dosatori di cibo per animali, avranno la loro scheda Wi-Fi. Nel 2016, questo mercato ha raggiunto un giro d’affari di 185 milioni di euro in Italia. L’internet delle cose ha attirato investimenti per 600 miliardi di euro in Europa, che saliranno a 1 trilione di euro nel 2025.

Realtà virtuale

La VR, dopo i timidi esperimenti degli anni ’90 e le visioni fantascientifiche al cinema di Tron e Il tagliaerbe, è diventata da pochissimi anni una realtà commerciale. Oggi, con poche centinaia di euro, è possibile collegare a una PS4 o a un computer un casco e immergersi in mondi a 360 gradi. In un’epoca in cui il realismo e la risoluzione aumentano a vista d’occhio, però, i sistemi VR faticano a offrire una tecnologia impeccabile, a causa della loro gioventù e dei costi di realizzazione ancora proibitivi. Questo secondo aspetto sarà il primo a cadere: HTC ha da poco presentato un casco sotto la soglia dei 200 dollari, e lo stesso ha promesso Facebook. La caratteristica principale dei nuovi visori VR sarà però un’altra: funzioneranno senza bisogno di essere connessi a un altro dispositivo tramite cavi e affini. Un report della società statunitense DigiWorld prevede che entro la fine del 2017 ci saranno soltanto 7.4 milioni di caschi per la realtà virtuale nelle case di tutto il mondo. Nel 2020 ci saranno 60 milioni di caschi nel mondo, di cui almeno 20 in Europa e altri 20 negli Stati Uniti. Il mercato del software in VR muoverà per allora circa 13 miliardi di euro, e quello dei giochi in VR tre miliardi.

Realtà aumentata

Dopo il flop dei Google Glass e l’avvio stentato degli HoloLens di Microsoft, la realtà aumentata ha trovato il suo cavallo di Troia negli smartphone di nuova generazione. Apple con AR Kit su iOS e Google con ARCore su Android hanno dotato i propri sistemi operativi mobili di uno strumento di sviluppo che permette a tutti di creare app che sovrappongano la realtà materiale con quella digitale, semplicemente inquadrando gli oggetti con la fotocamera dello smartphone. Se oggi è possibile provarsi un abito senza indossarlo e prendere le misure di una stanza con uno ZenFone AR o con iPhone 8, l’abitudine potrebbe tornare presto al wearable. Magic Leap, una startup con sede nel Delaware, ha attratto in pochissimo tempo più di un miliardo in finanziamenti (dietro ai quali si celano diverse aziende non meglio note, ma che di sicuro includono Google e Alibaba) per realizzare un casco che proietti oggetti 3D sulla realtà sfruttando un campo visivo luminoso. Il casco Magic Leap potrebbe arrivare già nel 2018 per un numero ristretto di utenti a un prezzo base di duemila dollari, ma per il 2020 potrebbe esserci il lancio commerciale. Microsoft, d’altro canto, non molla: HoloLens dovrebbe arrivare per il grande pubblico nel 2018. E sempre nel 2020, gli esperti danno per certa la discesa di Apple in campo, con un casco AR proprietario. Possibilità corroborata dal recente acquisto da parte di Cupertino della canadese Vrvana per 30 milioni di dollari. Lenovo sta invece lavorando con Disney per realizzare un casco AR completamente dedicato all’universo di Star Wars, che arriverà anche su Magic Leap. Secondo il report Worldwide Semiannual Augmented and Virtual Reality Spending Guide di IDC, nel 2018 ci sarà il definitivo sorpasso della AR sulla VR, grazie anche al grande uso che se ne farà in ambiti medici e lavorativi.

Stampa 3D

La stampa tridimensionale costituisce senza dubbio il gigante dormiente delle innovazioni tecnologiche. Mentre ci arrabattiamo per sbloccare i cellulari con la nostra faccia, c’è un mondo di oggetti un grado di creare altri oggetti semplicemente attraverso un input digitale: l’anticamera del trasferimento della materia nello spazio e nel tempo. Una ricerca Gartner prevede la vendita di 6,7 milioni di stampanti 3D per il 2020 per un giro d’affari da 21 miliardi di dollari, un boom rispetto alle 450 mila del 2016. Al momento, le stampanti 3D sono usate soprattutto per la creazione di prototipi nelle aziende, ma lo scorso agosto è successo qualcosa che potrebbe cambiare per sempre la medicina: dei ricercatori di Oxford sono riusciti a stampare delle cellule per creare dei tessuti vivi che possano riparare e sostituire quelli danneggiati del corpo umano.

Computer quantisitici, l’ultima frontiera dell’intelligenza artificiale

Volendo spingerci un po’ più in là del 2020, potremmo immaginare un mondo dove i computer basati sulle sequenze di 0 e 1, la logica binaria, saranno obsoleti come il papiro oggi. Eppure, questa realtà è fin troppo attuale: Google, Microsoft e IBM sono al lavoro da anni su un concetto completamente rivoluzionario, che trasformerà i bit in qubit. Non più 0 o 1 secondo un calcolo binario, ma 0 e 1 che possono essere entrambe le cose o nessuna delle due a seconda delle reali esigenze dell’utente. Una macchina, in pratica, “in grado” di capire l’essere umano e forse anche le leggi che ne governano l’esistenza. Quella che in pratica potrebbe essere definita “l’ultima” frontiera dell’intelligenza artificiale, ben diversa dai robot spietati ma privi di emozioni che la fantascienza ci ha mostrato nel corso degli anni. Un computer quantisitico può eseguire calcoli inimmaginabili per i PC di oggi: questi infatti lavorano secondo uno schema sequenziale, mentre un computer quantico può elaborare un alto numero di dati contemporaneamente, senza escludere nessuna possibilità e anzi prendendo “decisioni” a riguardo. Ciò che è ancora più affascinante è che, teoricamente, in futuro potrebbe non servire un hardware dedicato per fare calcoli quantistici con una macchina: già oggi è possibile simulare via software alcuni processi del genere. La “coscienza” quantistica dell’umanità e del Pianeta Terra potrebbe essere quindi in tutti i luoghi e in nessun luogo in contemporanea, secondo le leggi della meccanica quantistica. Ma quando, esattamente, potremmo acquistare un computer quantistico e portarcelo a casa? Non prestissimo. Sia IBM che Google con D-Wave stanno lavorando a dei modelli commerciali, che però ancora nel 2020 saranno appannaggio esclusivo di aziende e istituti di ricerca: secondo Market Research Media, nel 2020 il giro d’affari dell’informatica quantistica sarà di 5 miliardi di dollari.

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