The Inpatient per PlayStation VR, la recensione

The Inpatient per PlayStation VR, la recensione

The Inpatient è stato atteso a lungo dagli appassionati di realtà virtuale su PlayStation, sia perché si tratta di una delle (poche) esclusive per il visore Sony, sia perché è in tutto e per tutto un capitolo ufficiale della saga di Supermassive Games iniziata con l’ottimo Until Dawn e proseguita proprio su VR con l’acclamato Rush of Blood. Ambientato 60 anni prima degli eventi narrati nel primo gioco, in The Inpatient ci ritroveremo in quel sanatorio di Blackwood che ha visto qualcosa di terribile accadere a un gruppo di minatori: ci risveglieremo senza memoria e, grazie a una serie di flashback e sogni terrificanti, scopriremo dall’interno tutto l’orrore che ha dato inizio alla tragedia nell’edificio.

In poco più di tre ore di gioco, The Inpatient ci offre un’ottima atmosfera horror che si basa su un ritmo molto lento e soprattutto sull’effetto salto sulla sedia per tenere alto il pathos. Il gioco è sostanzialmente diviso tra i dialoghi, che ci mettono di fronte a risposte multiple da dare ai nostri interlocutori e che avranno concrete conseguenze nello svolgimento della storia, e fasi di esplorazioni a piedi, dove purtroppo entrambi i sistemi di controllo (Dual Shock o Move) restituiscono una lentezza di movimento e una macchinosità negli spostamenti che tende ad annoiare più che terrorizzare.

Editore: Sony
Sviluppatore: Supermassive Games
Piattaforme: PlayStation VR
Prezzo: 40 euro

6

Giudizio

The Inpatient gode di un'ottima realizzazione tecnica e di una buona atmosfera, ma è troppo limitato nella sua giocabilità. Si tratta in buona sostanza di un simulatore di camminata all'interno di un ospedale psichiatrico, con un ritmo troppo lento e movimenti troppo macchinosi che rallentano in qualche modo l'immedesimazione garantita dal VR. Con appena tre ore di gioco e non troppi incentivi ad affrontare di nuovo l'avventura (i finali cambiano, ma le scelte sono molto meno decisive di Until Dawn), il gioco non riesce neanche lontanamente ad imporsi su Resident Evil 7 come avventura horror in realtà virtuale. Tuttavia, i fan di Until Dawn e tutti coloro che desiderano tornare a Blackwood per qualche ora di crepacuore possono prendere tranquillamente in considerazione l'acquisto.

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