Shadow of the Colossus per PS4, la recensione

Shadow of the Colossus per PS4, la recensione

Nel 2005 Fumito Ueda, già creatore dell’acclamato Ico, portò su PlayStation 2 un gioco che entrò nel cuore di moltissimi amanti dei videogiochi: Shadow of the Colossus è sempre stato il fiore all’occhiello dell’altra Sony, quella che predilige il contenuto e la profondità alla reputazione da numero uno dell’Industria. Di certo, il lavoro di Ueda è lento, impegnativo, a tratti frustrante, ma la soddisfazione di girare per una terra misteriosa nei panni di un eroe a caccia di giganti enormi da sconfiggere scalandoli e trovandone i punti deboli ha reso questo titolo un vero e proprio cult. Dopo una remastered pixel perfect su PS3 impreziosito da grafica HD, Sony è andata fino in fondo e per questa generazione di console ha optato per un remake totale della grafica, affidata agli sviluppatori di Bluepoint supervisionati da Ueda.

Il gioco è effettivamente una gioia per gli occhi, ma non ci troviamo solamente di fronte a un restyling cosmetico: Bluepoint ha introdotto anche un nuovo sistema di controllo, effettivamente molto pratico e personalizzabile in quattro set preimpostati, e ovviamente il supporto all’Ultra HD con la modalità 4K su PS4 Pro, più ovviamente l’HDR. Sulla versione potenziata della console è possibile scegliere tra due opzioni grafiche, una che privilegia il dettaglio e una che punta sulla fluidità.

Editore: Sony
Sviluppatore: Bluepoint Games
Piattaforme: PS4
Prezzo: 40 euro

8.5

Giudizio

Il prezzo budget e la grafica maestosa, che pure toglie un po' di fascino all'aria rarefatta dell'originale, sono un ottimo motivo per scoprire questo capolavoro o tornare a giocarci dopo anni. L'impegno di Bluepoint nel rendere i controlli più accessibili è encomiabile, ma non sufficiente a eliminare la frustrazione per telecamere e mappatura dei tasti non sempre all'altezza di un titolo che consta fondamentalmente di sedici feroci battaglie con dei boss. Shadow of the Colossus rimane un gioco che divide, un capitolo fondamentale della storia dei videogiochi, da apprezzare nella sua interezza se non si teme una certa legnosità di fondo che lo rende molto diverso dagli adventure game di oggi.

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