Turismo: terra sapori; sua maestà il vino, Friuli docet

Redazione ANSA TRIESTE

Dimmi che gusto vuoi, non sarai deluso. E' la domanda che ogni turista si sente dire quando mette piede in Friuli Venezia Giulia con l'intenzione di assaggiare uno dei prodotti tipici di questa terra: il vino. I bianchi innanzitutto per i quali la regione è nota e riconosciuta nel mondo: dai bianchi del Collio - zona particolarmente baciata dalla natura - ai vini tipici come Friulano, Chardonnay, Sauvignon, Malvasia, Pinot bianco o Ribolla Gialla, tutti raggruppati in nove zone Doc e tre Docg.
Da alcuni anni la Ribolla gialla - per la quale si è in attesa di un disciplinare che la tuteli a livello nazionale e internazionale - viene anche spumantizzata e in questa versione non è da meno del più conosciuto Prosecco. Poi i rossi: dal Refosco dal peduncolo rosso (zona di Aquileia) al Merlot, al Tazzelenghe e al Cabernet. Vini che ancora non possono sfidare i rossi della Toscana o del Piemonte, ma che si stanno imponendo sul mercato per boccato e qualità organolettiche. Infine i vini da meditazione, conosciuti fin dai tempi del Patriarcato di Aquileia: il Ramandolo e il Picolit. Quest'ultimo soprattutto - il cui vitigno è molto avaro e quindi la produzione è sempre ridotta - è stato più volte premiato ai concorsi internazionali.
Un vino liquoroso, da abbinare ad esempio con il formaggio come antipasto, ma anche con i dessert. Una produzione complessiva per il 'Vitigno Friuli' di circa 100 milioni di bottiglie molte delle quali vendute all'estero.

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