Turismo: Palmanova, la stella a nove punte

Città-fortezza che non difese mai nulla

di Elena Viotto TRIESTE

E' dall'alto che Palmanova, la città fortezza e città ideale secondo l'utopia rinascimentale, fondata alla fine del '600 nel bel mezzo della Bassa pianura friulana come baluardo dei confini orientali della Serenissima Repubblica di Venezia, regala l'immagine più affascinante e suggestiva di sé. Quella di una stella a nove punte, geograficamente perfetta, che sembra intagliata tra i campi. Quella che è le valsa l'appellativo di "città stellata" con cui la cittadina friulana, Monumento nazionale e Patrimonio mondiale Unesco, uno degli esempi meglio conservati di architettura militare dell'epoca, è conosciuta in tutto il mondo. Un'altra uguale non ce n'è. Correva l'anno 1593. All'incrocio tra la strada ungaresca, la via per Aquileia e quella per Forum Iulii, nel bel mezzo della pianura friulana contesa tra l'impero asburgico e la Repubblica di Venezia e saccheggiata dalle scorribande ottomane, c'erano solo campi. Nessun agglomerato urbano. E' lì che, per la sua perfetta posizione logistica, i cinque ispettori generali inviati da Venezia decisero di fondare il baluardo a difesa dei confini orientali della Serenissima. La prima pietra fu posata il 7 ottobre, in occasione della ricorrenza della vittoria nella battaglia di Lepanto e di Santa Giustina, patrona dei domini veneziani. Simbolica anche la scelta del nome: "Palma", come allegoria di vittoria, a cui solo in seguito venne aggiunto l'appellativo di "nova" a comporre il nome attuale. Realizzata secondo il progetto dell'architetto Giulio Savorgnan, con un impianto urbanistico poligonale, sviluppato intorno alla centrale piazza d'armi dalla forma esagonale, composto da 18 strade radiali intersecate con 3 strade anulari a formare una fitta ragnatela, la fortezza era e doveva essere "invisibile". Impossibile scorgere dall'esterno le sagome dei suoi palazzi ed edifici, protetti e nascosti dalla vegetazione delle colline e dei bastioni delle tre cerchie murarie fortificate, le prime due di epoca veneziana e la terza napoleonica, costruite in asse sulle precedenti a creare tre stelle a 9 punte, concentriche e perfettamente simmetriche. Il nemico non doveva neppure immaginare la presenza in quel punto di una piazzaforte di tali dimensioni. Bastò la sua costruzione, di cui si sparse rapidamente la voce, per fungere da deterrente agli assedi nel periodo veneziano. La città fortezza, mirabile esempio di ingegneria militare difensiva, non dovette così mai mettere in atto all'epoca le sue caratteristiche difensive di sistema a tiro incrociato. Immutata nel corso dei secoli, passata negli anni sotto il controllo dell'impero asburgico e sotto il dominio di Napoleone, che a inizio '800 stabilì qui il suo quartier generale prima della definitiva annessione sotto il Regno d'Italia, Palmanova mantenne fino in anni recenti la sua caratteristica di cittadina militare, di cui porta ancora i segni visibili nelle numerose caserme, molte delle quali oggi dismesse, che ancora costellano il centro cittadino, tuttora accessibile solo dalle tre antiche porte: porta Udine, porta Aquileia e porta Cividale. Palmanova conserva intatta, allo stesso tempo, anche la sua caratteristica di città ideale in cui vivere, affacciata sull'elegante salotto di piazza Grande, circondato dai più importanti edifici dell'epoca: il Palazzo del Provveditore generale, in cui ha sede ora il Municipio, la Loggia della Gran Guardia, il Palazzo del Governatore alle armi, il Monte di Pietà e il Duomo Dogale, edificio caratteristico per il suo basso campanile, alto quanto il corpo principale della chiesa: non doveva essere visibile dall'esterno.

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