Turismo: Fvg; un caffè al 'dotor' Saba, prego

Gli scrittori e i bar storici di Trieste

Redazione ANSA

TRIESTE - Passeggiando per le vie di Trieste è possibile imbattersi in Umberto Saba che con la pipa da via Dante si dirige verso la sua libreria in via San Nicolò, oppure in James Joyce che attraversa Ponterosso, uno dei tre passaggi sopra il canale, mentre in piazza Hortis Italo Svevo cammina verso il museo a lui dedicato. Sono tre riproduzioni, a grandezza naturale, installate dal Comune per sottolineare il legame della città con il mondo della letteratura. L'unico non nato a Trieste è Joyce, che ne comunque fortemente influenzato, avendoci vissuto ed essendo stato amico proprio di Svevo.

Ma Trieste ha anche dato anche i natali a Boris Pahor, Claudio Magris, Scipio Slataper, Fulvio Tomizza e Roberto Blazen, che in modo diverso hanno saputo raccontare o interpretare lo spirito e la storia della città, della mitteleuropa.

In qualche modo legati agli scrittori ci sono i caffè storici, con i loro arredi che rimandano indietro le lancette del tempo. Il più antico è il Caffè Tommaseo, aperto nel 1830 e intitolato alla memoria dello scrittore dalmata. In piazza Unità ha sede il caffè degli Specchi, aperto nel 1839 dal greco Niccolò Stratti, e posto preferito dai triestini per finire il "liston", la passeggiata della domenica lungo Corso Italia. Il San Marco, aperto nel 1914, e distrutto durante la prima guerra mondiale, era invece il luogo d'incontro degli irredentisti dall'Austria. Negli anni venti fu uno dei posti simbolo per gli intellettuali: non era raro incontrarvi Umberto Saba, Italo Svevo o Virgilio Giotti. Oggi spesso vi si incontra Magris.

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