Turismo: Fvg, Aquileia 'capitale morale' che guarda futuro

Da archeologia a itinerari slow, al via rilancio territorio

Redazione ANSA

AQUILEIA (UDINE) - Contadin che tu rompis la tiare di Aquilee, ferme i bus un moment; sot il cjamp che la uarzine 'e are, sot la man che semene il forment, tal soreli e ta l'ombre dal nul, jè une impronte di Rome, la storie e la glorie dal nestri Friul (contadino che ari la terra di Aquileia, ferma i buoi un momento: sotto il campo che l'aratro rompe, sotto la mano che semina il frumento, nel sole e nell'ombra delle nuvole c'è l'impronta di Roma, la storia e la gloria del nostro Friuli): così il poeta Enrico Fruch (Ludaria di Rigolato 1873 - Udine 1932) canta Aquileia, colonia romana dal 181 a.C., già capitale della X Regio, e nello stesso tempo genitrice del Friuli quale noi oggi lo conosciamo. E Roma - con la sua storia, la sua architettura, la sua cultura - tutt'ora si intreccia con le vicende della cittadina sul Natissa: sono giunti fino a noi il foro, ben visibile all'ingresso del paese, parte del porto fluviale, il sepolcreto, alcune strade che la collegavano al resto del mondo, la basilica e il suo battistero, tappeti musivi di alcune ville che raccontano una ricchezza fatta di agricoltura, ma anche e soprattutto di commerci con tutto l'Impero, in particolare con l'Oriente. Ma la storia di Aquileia è anche medievale, con l'arrivo del Cristianesimo sin dal primo secolo (di impronta alessandrina, secondo alcuni storici) e poi con la straordinaria storia del Patriarcato nato nel 1077 con il conferimento al patriarca Sicardo, - da parte dell'imperatore Enrico IV impegnato nella lotta per le investiture con Gregorio VII - della contea del Friuli. Per questo Aquileia è oggi considerata la capitale morale del Friuli, insomma il centro da cui tutto partì anche se poi la sede del Patriarcato si spostò a Cormons, Cividale e Udine. Il Patriarcato - prima appannaggio della nobiltà tedesca filoimperiale, poi veneziana - ha accompagnato e plasmato la storia di queste terre fino alla sua soppressione, nel 1751, ad opera di Maria Teresa d'Austria con l'avvallo di papa Benedetto XIV; principato ecclesiastico che con la sua forte presenza ha impedito la nascita dei liberi comuni e delle signorie, che invece costituirono l'ossatura dell'Italia dell'Umanesimo e del Rinascimento, contribuendo a scrivere un'altra storia a nordest del Paese. Oggi il passato aleggia su Aquileia - città patrimonio dell'Unesco dal 1998 - che però vuole guardare al futuro soprattutto partendo da quella storia. Utilizzando le sue vestigia in termini turistici e facendo della città romana e della città medievale - con al centro la basilica poponiana e il battistero - punto di riferimento per un nuovo sviluppo. Ben servita da diverse piste ciclabili che scendono dall'Austria, Aquileia si pone oggi l'obiettivo di diventare il centro di un turismo slow che valorizzi non solo il suo patrimonio storico e architettonico, ma anche economico e turistico sfruttando la vicinanza a Grado, l'Isola del sole. Agricoltura, artigianato e commercio sono i punti di forza della cittadina che soprattutto d'estate parla il tedesco. Sono in prevalenza turisti austriaci e tedeschi, infatti, a scendere sull'arenile gradese e approfittare della vicinanza per accostarsi ad Aquileia e alla sua millenaria storia rimanendo in alcuni casi affascinanti. Il Museo nazionale è sempre più al centro di questa azione di rilancio anche grazie alla Fondazione Aquileia che ha il compito precipuo di valorizzare il patrimonio storico e archeologico della cittadina, ma anche di allacciare rapporti con il resto del mondo così come fatto recentemente con i musei del Bardo di Tunisi, con il Museo nazionale di Teheran e quello di Belgrado. Il resto lo fa il territorio: nell'agro aquileiese si producono frutta di qualità (mele, pere ma soprattutto kiwi e pesche) mentre l'orticoltura ha assunto proporzioni nazionali con aziende di medie dimensioni in grado anche di essere presenti sui mercati esteri. Insieme all'enologia di qualità Aquileia e il suo territorio oggi sono una eccellenza regionale in grado di dare risposte positive alla crisi dell'ultimo decennio e a proporsi come volano di una rinascita certamente culturale, ma anche turistica ed enogastronomica.

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